Cassazione Penale, Sentenza n. 40606/2024 del 05/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Servillo era stato dichiarato colpevole dal Tribunale di Isernia e poi parzialmente riformato in sede di appello come istigatore di pubblici ufficiali per il rilascio della patente CQC, violando l'art. 20 del d.lgs. 286/2005 e gli artt. 110, 323 c.p. Nel ricorso si contestava la mancata motivazione circa la consapevolezza che i soggetti interposti si sarebbero rivolti a pubblici ufficiali, l'assenza di precisa indicazione del contributo eziologicamente rilevante dell'imputato nel concorso nel delitto di abuso d'ufficio, la mancata dimostrazione dell'utilizzo diretto o indiretto di dipendenti della Motorizzazione e dei titolari del Consorzio Crolla e la mancata indicazione del vantaggio patrimoniale a favore dell'agente intraneus.
La decisione
La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato: l'art. 323 c.p. (abuso d'ufficio) è stato abrogato dalla legge 114/2024 con efficacia dal 25 agosto 2024. Il Procuratore generale aveva chiesto l'annullamento senza rinvio per intervenuta abolizione criminis e la Corte ha accolto tale richiesta, applicando il principio della più favorevole pronuncia con effetto di annullamento definitivo.
Norme richiamate
Richiamato in relazione alla responsabilità per concorso di persone nel reato; usato dalla Corte di merito per inquadrare l'eventuale cooperazione criminosa, ma la valutazione è diventata irrilevante a seguito dell'abrogazione dell'art. 323 c.p.
Richiamato insieme agli altri articoli per profili di responsabilità penale; la sua funzione normativa è stata considerata nel ricorso ma l'abrogazione dell'art. 323 c.p. ha reso superflua la prosecuzione dell'esame sostanziale.
art. 323 c.p. (abrogato dalla legge 114/2024, efficacia dal 25/08/2024)
Fattispecie di abuso d'ufficio che costituiva il capo di imputazione principale; la norma è stata abrogata dalla legge 114/2024 e tale abrogazione ha determinato l'abolitio criminis, obbligando la cassazione ad annullare la sentenza senza rinvio perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
Norma richiamata in relazione alla materia del rilascio della patente CQC; nella vicenda costituisce il contesto normativo amministrativo entro cui si sarebbe verificata l'illecita interferenza per l'ottenimento della patente.
legge 114/2024, abrogazione art. 323 c.p., efficacia dal 25/08/2024
Ha abrogato l'art. 323 c.p.; la Corte ha ritenuto che questa intervenuta abrogazione costituisca abolitio criminis tale da giustificare l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna in quanto la condotta non è più prevista come reato.
Massime di principio
- Se la norma penale che costituisce il titolo di reato viene abrogata (abolitio criminis) prima della decisione definitiva, la sentenza di condanna deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
- L'intervenuta abrogazione della norma è principio più favorevole rispetto alla prescrizione: determina annullamento definitivo e non semplice estinzione per prescrizione.
- Quando la condanna si fonda su concorso di persone (art. 110 c.p.) o su contributi di terzi, la Corte di merito deve motivare chiaramente la consapevolezza dell'imputato circa l'identità e il ruolo dei soggetti interposti e il contributo eziologicamente rilevante fornito dall'imputato; in mancanza la decisione può essere censurata per vizio di motivazione (salvo che sopravvenga un evento di diritto sopravvenuto, come l'abolitio criminis).
- Anche quando la fattispecie coinvolge aspetti amministrativi (es. rilascio CQC ai sensi del d.lgs. 286/2005), il giudice penale deve precisare l'elemento soggettivo e il vantaggio patrimoniale attribuito all'agente intraneus quando questo viene assunto a fondamento della responsabilità.
- In ipotesi di abrogazione normativa, prima di disporre l'annullamento senza rinvio occorre verificare se la condotta possa rientrare in altre fattispecie ancora penalmente rilevanti; se non sussistono altri reati applicabili l'abolitio criminis impone l'annullamento definitivo.
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