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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23405/2022 del 15/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Bianco era stato condannato per violazione dell'art. 388, comma 2, cod. pen. per essersi rifiutato di ottemperare a un'ordinanza ex art. 700 c.p.c. che lo obbligava a restituire la documentazione contabile e fiscale della gestione della Società Ecolux s.r.l. e a prestare la collaborazione necessaria all'ufficiale giudiziario. Nel ricorso si lamenta vizio di motivazione: si sostiene che il mero rifiuto non è penalmente rilevante salvo che l'esecuzione del provvedimento richieda per sua natura la collaborazione personale dell'obbligato; inoltre si osserva che i documenti sarebbero comunque acquisibili con sequestro o con forza pubblica e che l'imputato, prima dell'ordinanza, aveva invitato i soci a ritirare la documentazione tra il 25 e il 30 novembre 2015 e poi aveva scritto la frase "è inutile che veniate se non avete pagato le fatture"; il Pubblico Ministero in sede scritta aveva chiesto il rigetto del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste. Ha richiamato il principio secondo cui l'art. 388, comma 2, cod. pen. sanziona l'inosservanza di un'ordinanza cautelare solo se il provvedimento attiene alla difesa della proprietà, del possesso o del credito e l'esecuzione richiede la collaborazione dell'obbligato; il termine "elude" va interpretato ampiamente ma non basta il mero rifiuto o l'inazione quando i mezzi di esecuzione ordinaria (sequestro, immissione in possesso con forza pubblica, ecc.) possano comunque rendere eseguibile il provvedimento. Nel caso concreto risultava che i documenti potevano essere acquisiti senza la collaborazione dell'imputato e che non vi era un comportamento attivo idoneo a frustrarne l'esecuzione; pertanto la condotta non integra il reato.

Norme richiamate

  • art. 388 cod. pen.

    La norma punisce l'inosservanza di provvedimenti che tutelano proprietà, possesso o credito quando l'esecuzione del provvedimento venga elusa; l'elusione può essere anche per omissione ma solo se l'obbligo è coattivamente ineseguibile senza la collaborazione dell'obbligato; il mero rifiuto non è sufficiente se esistono rimedi esecutivi ordinari.

  • art. 700 cod. proc. civ.

    La disposizione disciplina le misure cautelari d'urgenza; se un'ordinanza ex art. 700 impone restituzione o consegna di cose, occorre valutare se la misura richieda per l'esecuzione la cooperazione personale dell'obbligato o possa essere eseguita con i mezzi ordinari del processo esecutivo.

Massime di principio

  • Art. 388 cod. pen. si applica quando l'inosservanza di un provvedimento giudiziale rende effettivamente inattuabile la tutela (proprietà, possesso, credito) e l'esecuzione richiede la collaborazione personale dell'obbligato; altrimenti non si integra reato penale.
  • La semplice inattività o il rifiuto di consegnare non costituiscono di per sé illecito penale se l'ordine può essere eseguito con strumenti esecutivi ordinari (sequestro, immissione in possesso con forza pubblica, ecc.).
  • Per configurare il reato è necessaria una condotta attiva o comunque un comportamento omissivo che renda coattivamente ineseguibile il provvedimento; valutare sempre se esistono mezzi alternativi per ottenere l'effetto voluto.
  • La prova della volontà di eludere l'esecuzione (atti idonei a frustrarla o a renderla più difficile) e la dimostrazione dell'impossibilità dell'esecuzione senza la collaborazione dell'obbligato sono elementi decisivi per la qualificazione penale.
  • In contenziosi simili, chi riceve un'ordinanza dovrebbe documentare eventuali proposte di consegna, le comunicazioni intercorrenti e l'esistenza di crediti non pagati; chi chiede l'esecuzione dovrebbe valutare l'opportunità di utilizzare i mezzi esecutivi (sequestro, accessi, forza pubblica) se la collaborazione non viene prestata.

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