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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16663/2025 del 05/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Brescia sostenendo che la pena inflitta a Duric è illegale per violazione dell'art. 81 cod. pen.: secondo il ricorrente il Tribunale non avrebbe tenuto conto della continuazione interna derivante dal fatto che l'imputato ha esercitato violenza nei confronti di più pubblici ufficiali (configurando, alla stregua di Sez. U. n. 40981/2018 - Apolloni, una continuazione interna da elevare nella determinazione della pena). Il ricorso mira quindi all'aumento della pena ritenuta dovuta per la continuazione interna tra le condotte di resistenza poste in essere nei confronti di plurimi pubblici ufficiali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto il motivo infondato: richiamando la giurisprudenza di Sezione Unite (in particolare Sacchettino, Sez. U. n. 877/2022), la Corte ha osservato che l'illegittimità della pena sussiste solo quando il trattamento sanzionatorio ecceda i limiti edittali generali o specifici previsti dal codice penale; errori intermedi nel calcolo della pena (es. mancato espresso aumento per continuazione) non rendono automaticamente la pena illegale. Inoltre la Corte ha evidenziato che dalla misura della pena adottata (sette mesi e quindici giorni, su una minima di sei mesi) è possibile dedurre che il giudice abbia, seppure non esplicitamente, già operato un aumento per continuazione interna (un mese e quindici giorni), per cui non è possibile comprovare con certezza l'illegittimità del trattamento sanzionatorio.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen. (resistenza a pubblico ufficiale)

    Reato contestato all'imputato; la condotta di resistenza è quella che ha dato luogo alla pena impugnata.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma invocata dal ricorrente in relazione al concorso di reati/continuazione interna: il Procuratore ha dedotto che la reiterazione di condotte lesive nei confronti di più pubblici ufficiali imponeva un aumento della pena.

  • art. 593, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato per spiegare i limiti dell'appello del Procuratore della Repubblica procedente (quando non è ammissibile l'appello), contestualizzando l'azione impugnatoria svolta dal Procuratore Generale in Cassazione.

  • art. 608, comma 1, ultima ipotesi, cod. proc. pen.

    Norma che legittima il Procuratore Generale distrettuale a proporre ricorso per cassazione avverso sentenze di condanna emesse in composizione monocratica quando sussistono i presupposti indicati; fondamento formale del ricorso proposto.

  • Sez. U. n. 40981 del 22/02/2018 (Apolloni)

    Giurisprudenza citata dal Procuratore Generale per sostenere che la violenza nei confronti di più pubblici ufficiali può determinare una continuazione interna con aumento della pena.

  • Sez. U. n. 877 del 14/07/2022, dep. 2023 (Sacchettino, Rv. 283886)

    Principio applicato dalla Corte: la pena è considerata illegale ai fini della cassazione solo se eccede i limiti edittali (artt. 23 e ss., 65, 71 e ss. c.p.); errori nei passaggi intermedi del calcolo della pena non comportano automaticamente l'illegittimità della pena medesima.

  • artt. 23 e seguenti c.p.; artt. 65 e 71 e seguenti c.p.

    Richiamati in relazione ai limiti edittali: la Corte richiede il superamento degli stessi per dichiarare una pena 'illegale' e annullare il trattamento sanzionatorio.

Massime di principio

  • Il Procuratore Generale può proporre ricorso per cassazione su sentenze monocratiche nei limiti stabiliti dall'art. 608 c.p.p.; il suo intervento non equivale automaticamente a un 'appello' libero come quello dell'imputato.
  • Quando si contesta il mancato incremento di pena per continuazione interna, la Corte di Cassazione verifica se la pena complessiva ecceda i limiti edittali: solo in tal caso la pena è considerata illegale e meritevole di annullamento.
  • Errori o omissioni nel calcolo intermedio della pena (es. mancata esplicitazione di un aumento per continuazione) non sono sempre decisivi se la pena finale rientra nei limiti edittali; la Corte può ritenere che l'aumento sia stato implicitamente operato se la misura scelta è coerente con tale ricostruzione.
  • La giurisprudenza di Sez. Unite (Apolloni) consente di riconoscere una continuazione interna se la stessa condotta produce effetti lesivi nei confronti di più pubblici ufficiali, ma l'applicazione pratica di tale principio deve riflettersi in modo manifesto e verificabile nella determinazione della pena per essere efficace in Cassazione.
  • Per evitare incertezze in sede di impugnazione è consigliabile che il giudice di merito espliciti chiaramente il calcolo della pena (eventuali aumenti per continuazione, modalità di computo, ecc.), così da rendere trasparente la determinazione e ridurre il rischio di contestazioni formali o sostanziali.

Testo integrale

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