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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21450/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro che aveva riformato la decisione di primo grado riducendo la pena per il reato di invasione di edifici/terreni (art. 633 e art. 639-bis c.p.). Il difensore deduceva la mancanza del dolo e sosteneva che gli immobili fossero divenuti di sua proprietà per usucapione (possesso pacifico da prima del 1980), deduzione in corso di accertamento in sede civile; inoltre rilievo che il trasferimento agli atti dello Stato era avvenuto con decreto del Tribunale di Rossano del 21/3/2011, dopo oltre venti anni di possesso non contestato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto errate le valutazioni della corte territoriale sul dolo e sulla possibilità di collegare automaticamente l'occupazione antecedente alla successiva acquisizione statuale ai fini della perseguibilità d'ufficio ex art. 639-bis. Ha evidenziato che, poiché al momento dell'occupazione l'immobile non era pubblico e non risultava querela o istanza punitiva nei passaggi successivi, l'azione penale non poteva essere iniziata per difetto di querela. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen.

    Il reato di invasione puo' avere natura istantanea o permanente: se l'occupazione si protrae nel tempo diventa reato permanente la cui prosecuzione dopo sentenza costituisce nuova ipotesi di reato. Perche' si configuri invasione occorre comportamento arbitrario "contra ius", ossia privo di diritto d'accesso.

  • art. 639-bis cod. pen.

    Regola la perseguibilita' d'ufficio per l'occupazione di immobili demaniali o destinati ad uso pubblico. Tuttavia la trasformazione della titolarita' in favore dello Stato sopravvenuta non consente di automatizzare la perseguibilita' se manca il raccordo materiale e giuridico con condotte anteriori che siano state oggetto di pronuncia o di istanza punitiva.

  • art. 1158 cod. civ.

    Norma sull'usucapione: la Corte osserva che l'usucapione puo' costituire titolo di acquisto anche prima di un accertamento giudiziale definitivo e che il possesso ultraventennale del ricorrente non e' irrilevante ai fini della valutazione penale e della perseguibilita'.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Riferimento procedurale: la trattazione del ricorso in Cassazione si e' svolta con contraddittorio cartolare ai sensi della disposizione richiamata.

Massime di principio

  • Quando l'occupazione di un bene si protrae nel tempo il reato di invasione assume natura permanente: pero' la prosecuzione dopo una pronuncia giudiziaria e' autonoma solo se esiste un nesso con una precedente azione punitiva o pronuncia.
  • La mera sopravvenuta acquisizione della proprieta' in favore dello Stato non legittima automaticamente l'avvio d'ufficio dell'azione penale per occupazioni antecedenti, se in precedenza non e' stata esercitata la querela o non c'e' stata una sentenza che interrompa la continuita' del possesso.
  • L'usucapione puo' essere invocata e rilevare anche se non ancora accertata giudizialmente: il possesso ultradecennale o ultraventennale deve essere valutato in sede civile, ma puo' avere rilievo anche nella valutazione del dolo e della illiceita' penale.
  • Per i reati procedibili a querela e per fatti occorsi quando il bene non era demaniale, e' essenziale verificare la sussistenza della querela o di altro atto che consenta il collegamento con successive vicende proprietarie per continuare l'azione penale.
  • In casi analoghi e' opportuno sollevare tempestivamente la questione di usucapione in sede civile e verificare la necessità della querela per evitare il rischio di inutili procedimenti penali o la loro successiva declaratoria di improcedibilita'.

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