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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33841/2024 del 05/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha revocato la sospensione condizionale della pena: il difensore ha contestato l'identificazione del condannato sulla base di un presunto errore materiale nella sentenza del Tribunale di Milano del 31/05/2019 (sostenendo che quella condanna fosse di "Preci Alfred" e non di "Preci Agron"). Si lamentava inoltre che il giudice dell'esecuzione non avesse acquisito il fascicolo (SIGE Reg. I.E. 2819/2022) contenente l'ordinanza del 13/12/2022 di correzione dell'errore materiale, da cui emergerebbe l'identità diversa del soggetto condannato, e perciò la revoca sarebbe infondata.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché tardivo, generico e non pertinente al provvedimento impugnato. Ritiene che la questione dell'identità fosse già stata compiutamente definita dall'ordinanza del 13/12/2022, che non è stata impugnata, e che il ricorso in realtà contestasse quel precedente provvedimento non impugnato. Inoltre il ricorso conteneva argomentazioni eccentriche rispetto all'oggetto della revoca (riferimenti alla sentenza del Tribunale di Bergamo). Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Il ricorrente invoca questo motivo di cassazione (vizio di motivazione/sussistenza di errori), ma la Corte rileva che le censure sono generiche e non specifiche, rendendo il ricorso inammissibile.

  • art. 163 cod. pen.

    Norma richiamata dal giudice dell'esecuzione per verificare i limiti di cumulabilità delle pene ai fini della revoca della sospensione; la cumulazione delle condanne ha fatto presumere il superamento dei limiti previsti dalla norma.

  • artt. 624 e 625 cod. pen.

    Reati di furto (richiamati nella sentenza del Tribunale di Milano del 31/05/2019) che hanno determinato la condanna di due anni, utilizzata ai fini del cumulo con la pena sospesa.

  • art. 337 cod. pen.

    Reato (cui il difensore attribuisce la responsabilità a Preci Agron con sentenza di Bergamo) menzionato dal ricorrente ma ritenuto non pertinente rispetto al provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • Non si può impugnare con successo un provvedimento in Cassazione sollevando questioni già decise in un precedente atto non impugnato: gli atti decisivi e non impugnati diventano definitivi e non sono riesaminabili con rimedi diversi.
  • Se si contesta l'identità della persona cui è riferita una condanna, va impugnato tempestivamente il provvedimento che ha operato la correzione/attribuzione dell'identità o va chiesto il rimedio processuale adeguato prima che diventi definitivo; limitarsi a riferire genericamente a documenti non acquisiti dal giudice è insufficiente.
  • I ricorsi in Cassazione devono contenere censure specifiche e pertinenti al provvedimento impugnato; doglianze tardive, generiche o rivolte ad atti diversi dal provvedimento impugnato sono inammissibili.
  • Nelle questioni di cumulo di pene e revoca della sospensione, è cruciale dimostrare in modo documentato e tempestivo che la condanna comunicata non riguarda la stessa persona o che non è definitiva; la mera asserzione non basta.
  • Occorre attenzione all'oggetto del provvedimento impugnato: non confondere sentenze/distinte procedure (es. sentenza di Bergamo vs sentenza di Milano) perché argomentazioni su atti estranei possono risultare irrilevanti e comportare l'inammissibilità del ricorso.
  • Le correzioni per errore materiale operate da un giudice dell'esecuzione hanno efficacia se non tempestivamente impugnate; chi voglia contestarle deve farlo con gli strumenti e nei termini previsti.

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