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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18783/2023 del 04/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso riguarda l'ordinanza del giudice dell'esecuzione della Corte d'appello di Ancona del 22/04/2022 che aveva accolto la richiesta di riconoscimento della continuazione (disciplinata dall'art. 671 c.p.p.) relativa a fatti rilevanti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990 accertati con sentenze del 28/03/2011 (GIP di Macerata) e del 20/09/2021 (Corte d'appello di Ancona), in relazione a fatti distinti già accertati con sentenza del Tribunale di Macerata del 01/10/2014. Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza sostenendo che la Corte d'appello, con sentenza del 20/09/2021 poi divenuta irrevocabile il 03/02/2022, aveva già espressamente escluso la possibilità di riconoscere la continuazione tra quelle vicende, e che pertanto il giudice dell'esecuzione era vincolato da tale decisione ai sensi dell'art. 671 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata per violazione di legge. Ha motivato che, pur essendo congrua la motivazione dell'ordinanza impugnata, essa è viziata perché il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto la continuazione nonostante la medesima questione fosse già stata decisa e respinta in sede di cognizione con sentenza irrevocabile della Corte d'appello del 20/09/2021, dovendo quindi applicarsi il divieto previsto dall'art. 671 c.p.p. che vincola il giudice dell'esecuzione alla negativa deliberazione della fase cognitiva.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Stabilisce il divieto per il giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra reati quando la medesima questione sia già stata decisa e respinta nella fase della cognizione; il giudice dell'esecuzione è vincolato dalla deliberazione negativa irrevocabile.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale che disciplina i reati relativi agli stupefacenti; i fatti oggetto della richiesta di continuazione erano stati ricondotti a questa disposizione nelle sentenze citate.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione non può riconoscere la continuazione quando la stessa questione sia già stata affrontata e definitivamente respinta in sede di cognizione: la decisione irrevocabile vincola e impedisce una nuova valutazione.
  • Prima di decidere una richiesta di riconoscimento della continuazione in sede esecutiva occorre verificare la sussistenza della definitiva pronuncia sulla stessa questione (finalità e portata della decisione precedente).
  • Se la pronuncia precedente non ha affrontato la questione nel suo 'ratio decidendi' (ossia non ha deliberato specificamente sul punto), il giudice dell'esecuzione può valutare autonomamente la richiesta; viceversa, se la questione è stata espressamente e irrevocabilmente decisa, il divieto di cui all'art. 671 c.p.p. si applica.
  • Per l'appellante pubblico (o altra parte) la via corretta per ottenere correzione di un provvedimento esecutivo che contrasta con una decisione definitiva di cognizione è il ricorso per cassazione, che può condurre all'annullamento senza rinvio in caso di violazione di legge.
  • La parte che richiede il riconoscimento della continuazione in esecuzione deve allegare elementi nuovi o diverse questioni non già decise in modo definitivo per evitare il vincolo derivante dalla precedente sentenza.

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