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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9715/2022 del 22/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che ha confermato la condanna per reato continuato ex artt. 81 cod.pen. e 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, contestando la qualificazione della coltivazione come reato offensivo. Sostiene che la pericolosità della coltivazione di piante di cannabis va valutata concretamente e che nel caso di specie, per l'assenza di pericolo di diffusione e la destinazione esclusivamente personale, l'offensività sarebbe da escludere. Denuncia violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata valutazione concreta della offensività e richiama pronunce di legittimità a sostegno della sua tesi.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il reato di coltivazione è configurabile indipendentemente dalla quantità immediatamente estraibile di principio attivo se la pianta è conforme al tipo botanico e ha attitudine, anche in virtù delle modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e produrre sostanza stupefacente. La Corte ha altresì precisato che l'esclusione dell'offensività si applica alle coltivazioni domestiche di minime dimensioni destinate al consumo esclusivamente personale; tuttavia il caso concreto non rientrava in tale ipotesi, considerato anche il possesso da parte dell'imputato di un quantitativo non trascurabile di marijuana ritenuto incompatibile con un uso personale, sicché la condotta era idonea alla cessione. Conseguentemente è stata confermata la condanna impugnata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato come riferimento alla continuazione del reato (criterio di determinazione della pena per più fattispecie continuate).

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale che incrimina la coltivazione e la detenzione di sostanze stupefacenti; applicata alla fattispecie contestata di coltivazione e detenzione di marijuana.

  • Sez. U, Sentenza n. 12348 del 19/12/2019 (Caruso, Rv. 278624)

    la coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo estraibile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza ad effetto stupefacente

    La giurisprudenza di legittimità distingue tra coltivazione tecnico-agraria, sufficientemente rilevante per integrare il reato, e coltivazioni domestiche di minime dimensioni destinate a consumo personale, escludendo l'offensività in quest'ultima ipotesi. Nel caso concreto la presenza di quantitativo non trascurabile di stupefacente ha fatto escludere la natura esclusivamente personale.

Massime di principio

  • La qualificazione del reato di coltivazione non dipende unicamente dalla quantità immediatamente estraibile di principio attivo: rileva la conformità botanica e l'attitudine della pianta a produrre sostanza stupefacente
  • Le coltivazioni domestiche di dimensioni minimali finalizzate al consumo esclusivamente personale possono essere escluse dalla tipologia delittuosa, ma il soggetto deve dimostrare la carattere personale e la ridotta produttività
  • Il possesso contemporaneo di quantitativi non trascurabili della stessa sostanza coltivata è indizio forte della destinazione almeno parziale alla cessione e ostacola l'assunto di uso esclusivamente personale
  • Nella valutazione complessiva del caso concreto la Corte tiene conto sia degli elementi materiali (numero piante, modalità di coltivazione, quantitativo detenuto) sia della compatibilità temporale e logistica con un uso personale
  • Per difendersi efficacemente è importante produrre elementi che dimostrino la ridotta produttività, l'uso esclusivamente personale e l'assenza di modalità idonee alla commercializzazione; in loro assenza la giurisprudenza tende a ritenere integrato il reato

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