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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12536/2026 del 02/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso il rigetto dell'istanza ai sensi dell'art. 309 c.p.p. con cui si chiedeva la revoca della custodia cautelare in carcere applicata per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. (associazione mafiosa, capo A1). Il ricorrente deduceva: vizio di motivazione e travisamento nella valutazione della gravità indiziaria (contestando la 'lettura di insieme' delle intercettazioni e la copiatura della motivazione del Gip); mancata verifica dell'attendibilità del collaboratore di giustizia e uso improprio delle precedenti condanne; insufficiente acquisizione di elementi investigativi circa i rapporti con la società B.L. Costruzioni s.r.l. e mancata escussione di testimoni chiave; giudizi errati sulle intercettazioni e sulla natura dell'incontro del 4 novembre 2021; carenza di motivazione circa le esigenze cautelari e rilievo insufficiente degli elementi di posizionamento lavorativo e di lontananza temporale dalle condanne precedenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare, perché: 1) la motivazione "per relationem" è ammissibile se rispetta i requisiti giurisprudenziali e nella fattispecie il riesame ha riportato passi dell'ordinanza del Gip, le ha meditati e ha risposto alle censure; 2) le precedenti condanne per associazione mafiosa costituiscono elemento significativo nel quadro probatorio complessivo e possono concorrere a dimostrare la persistenza di rapporti associativi; 3) le intercettazioni, le dichiarazioni e gli incontri (in particolare quelli del luglio e del novembre 2021) forniscono indizi logici e coerenti del ruolo direttivo del ricorrente nella cosca e del suo coinvolgimento nell'episodio di tentata estorsione alla B.L. Costruzioni; 4) l'interpretazione delle intercettazioni e la valutazione dell'attendibilità delle fonti rimangono di competenza del giudice di merito salvo manifesta illogicità, non riscontrata; 5) quanto alle esigenze cautelari, applicando l'art. 275, comma 3 c.p.p., il Tribunale ha motivato l'attualità del pericolo di reiterazione in ragione della stabilità e radicamento della cosca e dei precedenti del ricorrente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma invocata per l'istanza di revoca/sostituzione della misura cautelare; il ricorso impugnava il rigetto di tale istanza ma la Cassazione ha ritenuto insussistenti i vizi dedotti.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto contestato (associazione di tipo mafioso). La Corte ha ritenuto che la gravità indiziaria e la permanenza di rapporti associativi emergessero dal complesso probatorio, anche tenuto conto di precedenti condanne.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Previsione della presunzione di adeguatezza della custodia carceraria per determinate esigenze cautelari in caso di reati associativi mafiosi. La Corte ha confermato che tale presunzione opera e può essere superata solo con elementi concreti che dimostrino la rescissione dei rapporti con il sodalizio.

  • art. 292, comma 2 cod. proc. pen.

    Disposizione che regola i requisiti di motivazione per i provvedimenti cautelari adottati inaudita altera parte; la Cassazione ha richiamato la giurisprudenza che ammette la motivazione per relationem del tribunale del riesame se il rinvio è conforme ai requisiti indicati.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in merito alle modalità di enunciazione dei motivi di ricorso (formalità procedurali) in cassazione; la vicenda si è svolta nel rispetto delle prescrizioni formali.

  • Giurisprudenza della Suprema Corte (Sez. U. n. 11/2000, Sez. U. n. 17/2000 e successive)

    Principi richiamati: ruolo del giudice di legittimità nel controllo della motivazione del riesame (controllo di congruità e logica), limiti al sindacato sulle valutazioni di merito (interpretazione delle intercettazioni e attendibilità delle fonti) e condizioni di legittimità della motivazione per relationem.

Massime di principio

  • In procedimenti per associazione mafiosa, le pregresse condanne per analogo reato possono concorrere, insieme ad altri elementi, a dimostrare la persistenza di un ruolo associativo; non sono di per sé decisive ma assumono rilievo nel compendio probatorio.
  • La motivazione "per relationem" del tribunale del riesame è ammissibile a condizione che il provvedimento richiamato sia congruamente indicato, conosciuto e che emerga dall'atto la meditazione critica del giudice di riesame sulle ragioni del provvedimento originario.
  • L'interpretazione del contenuto delle intercettazioni e la valutazione dell'attendibilità delle dichiarazioni sono prerogative del giudice di merito; la cassazione interviene solo in presenza di manifesta illogicità, travisamento della prova o violazione di norme.
  • Per superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare prevista per i reati di tipo mafioso (art. 275, comma 3 c.p.p.) è necessario fornire elementi concreti e specifici che dimostrino la cessazione di ogni collegamento effettivo con il sodalizio, non bastano argomentazioni generiche o riferite solo alla distanza temporale dalle condanne passate.
  • In sede difensiva, quando si contesta la gravità indiziaria e le esigenze cautelari, è strategico chiedere e documentare indagini supplementari (es. escussione di testimoni, acquisizione di documentazione societaria, verifica di contatti recenti) capaci di smentire concretamente i presunti collegamenti del ricorrente con l'associazione.

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