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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41301/2022 del 02/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

D'AMICO era imputato per concorso in tentato omicidio di Giovanni Gioia e Anna Maria Esposito e per concorso in detenzione e porto illegali di due pistole, fatti commessi a Marigliano il 24/07/1998, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare un clan camorristico. In appello gli erano state riconosciute le attenuanti generiche e la pena era stata ridotta a 8 anni; l'aggravante mafiosa era invece stata ritenuta sussistente sia per la finalità di agevolare il clan sia per l'utilizzo del metodo mafioso. In cassazione il ricorrente contestava la motivazione della corte sull'aggravante di cui all'art. 416-bis, deducendo che la dichiarazione di un collaboratore non avrebbe modificato la ricostruzione precedentemente adottata per i correi e rilevando una presunta incompatibilità tra l'aggravante mafiosa e la mancanza di preordinazione e il carattere d'impeto dell'azione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendolo infondato. Ha stabilito che le statuizioni di un giudice penale non sono vincolanti in altro giudizio penale anche se riguardano il medesimo fatto; ha confermato la motivazione della corte d'appello secondo cui il movente e la decisione omicidiaria provenivano da contrasti connessi alla contrapposizione tra clan camorristici (dispute per la ripartizione delle zone di spaccio), non meramente personali, e che l'azione è stata posta in essere nell'ambito di un gruppo camorristico con finalità di agevolazione del clan. Per tali ragioni l'aggravante prevista dall'art. 416-bis è stata ritenuta correttamente applicata. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (aggravante di agevolazione mafiosa)

    La Corte ha interpretato l'aggravante come sussistente quando il fatto sia funzionale all'agevolazione di un clan camorristico e quando la decisione omicidiaria si inscriva nella conflittualità tra gruppi camorristici per il controllo del territorio; non è esclusa dal carattere d'impeto o dalla contestata mancanza di preordinazione se emergono elementi che collegano il fatto all'attività e agli interessi del clan

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • Le statuizioni di un giudice in un procedimento penale non vincolano altri giudici che decidono su diverso procedimento anche se concernente il medesimo fatto; ogni giudice valuta autonomamente la prova
  • L'aggravante di cui all'art. 416-bis va valutata con riferimento al contesto e al movente: se il fatto è inserito nella conflittualità tra gruppi criminali e mira a favorire l'attività del clan, l'aggravante può sussistere anche se l'evento appare d'impeto o non perfettamente preordinato
  • La comparsa di nuove dichiarazioni (es. di collaboratori) può giustificare una diversa valutazione dell'aggravante rispetto a giudizi precedenti su altri imputati, purché il giudice motivi il diverso apprezzamento probatorio
  • Una ricostruzione parziale del movente (concentrare l'attenzione solo sull'evento scatenante) è insufficiente a escludere la rilevanza di dinamiche di gruppo o di finalità di agevolazione della criminalità organizzata; la motivazione deve considerare il quadro complessivo
  • In sede di impugnazione (cassazione) il difetto di motivazione sull'applicazione di aggravanti rilevanti per la determinazione della pena è una censura percorribile, ma deve dimostrare l'insufficienza logico-giuridica della motivazione di merito

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