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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4416/2025 del 04/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione sofferta in regime di arresti domiciliari per i reati di cui agli artt. 73 e 74 DPR 9 ottobre 1990, n. 309. L'imputato era stato poi assolto "perché il fatto non sussiste" con sentenza del Tribunale di Roma del 25/05/2023 divenuta irrevocabile il 12/12/2023. Il ricorrente deduceva: (i) violazione del giudicato e violazione degli artt. 3 e 2 del Protocollo n.4 CEDU per la ritenuta sussistenza della colpa grave, sostenendo che la Corte di appello avrebbe rivalutato il materiale probatorio in chiave colpevolista; (ii) mancanza e manifesta illogicità della motivazione circa la gradazione e misura della colpa che avrebbe determinato la misura cautelare. In particolare contestava la valutazione delle intercettazioni e l'asserita incompetenza del giudice che adottò la misura cautelare.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto corretta l'ordinanza di merito che, pur riconoscendo l'assoluzione nel processo di cognizione, ha valutato ai fini della riparazione l'esistenza di elementi indiziari (soprattutto dialoghi criptici tra Barbieri e Pasquale Bonavota, nonché rapporti tra loro) che potevano legittimare la misura cautelare e quindi configurare colpa grave ai sensi dell'art. 314, comma 1, c.p.p. Si è ribadito il principio dell'autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio penale di merito e la possibilità per il giudice della riparazione di valutare ex ante se il comportamento dell'interessato abbia ingenerato la falsa apparenza di responsabilità penale; è stato inoltre affermato che solo gli elementi indiziari dichiarati assolutamente inutilizzabili o neutralizzati non possono essere considerati. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; nulla è stato concesso a favore del Ministero resistente per le spese di giudizio di legittimità in quanto privo di contributo specifico.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    Applicato per valutare la sussistenza della "colpa grave" che esclude il diritto alla riparazione: il giudice della riparazione può ritenere che il comportamento dell'imputato abbia cagionato, ancorché erroneamente, la percezione di configurabilità del reato e quindi la misura cautelare

  • artt. 73 e 74, DPR 9 ottobre 1990, n. 309

    Riferimento ai reati per cui era stata disposta la misura cautelare (traffico e detenzione di stupefacenti), descritti come oggetto delle indagini e delle intercettazioni

  • art. 3 CEDU e art. 2 Protocollo n.4 CEDU

    Richiamati dal ricorrente per profili di violazione dei diritti fondamentali; la Corte non ha ritenuto che l'assoluzione automatisticamente comportasse la violazione di tali norme quando sussistano elementi indiziari non neutralizzati

  • Cass. Sez. 4, n. 3359 del 22/09/2016 (La Fornara)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che il giudizio di riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito e deve valutare ex ante se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illecito

  • Cass. Sez. 4, n. 41396 del 15/09/2016 (Piccolo)

    Richiamata per il principio che il comportamento dell'interessato va valutato alla luce del quadro indiziario su cui si basò la misura cautelare, salvo che gli indizi siano stati dichiarati inutilizzabili o neutralizzati nel giudizio di assoluzione

  • Sez. U, n. 877 del 14/07/2022 (Sacchettino Ciro) e Sez. U, n. 5466 del 28/01/2004 (Gallo)

    Citate in relazione al principio che nelle fasi camerali non partecipate l'Avvocatura dello Stato non ha diritto automatico alla liquidazione delle spese di giudizio se non ha dato un contributo specifico

Massime di principio

  • L'assoluzione nel processo penale non determina automaticamente il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma finalizzata a stabilire se il comportamento dell'interessato abbia gravemente colposamente o dolosamente causato l'adozione della misura.
  • Per ottenere la riparazione è strategico dimostrare che gli elementi indiziari su cui si basò la misura cautelare siano stati dichiarati inutilizzabili o siano stati effettivamente neutralizzati nel giudizio di merito; se permangono indizi rilevanti, il giudice della riparazione può ritenere sussistente la colpa grave.
  • La mera contestazione di incompetenza del giudice che adottò la misura cautelare è generalmente inconferente nel giudizio di riparazione, se non incide sulla valutazione dell'idoneità degli elementi indiziari a creare la falsa apparenza di responsabilità.
  • Il difensore dovrebbe chiedere una motivazione specifica sulla gradazione e misura della colpa (e sulla causalità tra comportamento e misura) quando si contesta la mancata riparazione: argomentazioni generiche sulla violazione del giudicato o la mera enunciazione dell'assoluzione risultano insufficienti.
  • Se le intercettazioni sono state parte centrale del quadro indiziario, è importante verificare la loro utilizzabilità (es. trascrizioni, perizie) perché lacune tecniche possono ridurne il valore probatorio ma non automaticamente escluderlo.

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