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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37199/2024 del 09/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 12/04/2024 con cui il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la richiesta di misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale e detenzione domiciliare) relative alla residua pena di 1 anno, 11 mesi e 28 giorni per il reato di possesso di documenti falsi (art. 497-bis c.p.). Il ricorrente deduce vizi procedurali (art. 677, comma 2-bis c.p.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale non avrebbe considerato il domicilio eletto presso il difensore a Priverno e che le ricerche dei Carabinieri erano errate: l'indirizzo verificato (via Latina 9) sarebbe diverso da quello indicato (via dei Latini 9) e le verifiche sarebbero state effettuate con nome errato (Gerasimov anziché Stratkov Kiril Milchev). In sostanza, si contesta che l'irreperibilità non dipendesse da una condotta volontaria del ricorrente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto confermata la valutazione del Tribunale di sorveglianza secondo cui l'irreperibilità del condannato è incompatibile con la concessione delle misure alternative, posto che la loro efficacia richiede la reperibilità e la collaborazione del soggetto con gli operatori del servizio sociale. La Corte ha inoltre ritenuto che le ricerche dei Carabinieri fossero corrette, avendo riscontrato la presenza di altra persona presso l'indirizzo indicato dal ricorrente dal 1/10/2021, e quindi non sussistono errori idonei a escludere l'irreperibilità. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 497-bis cod. pen.

    Indica il reato per cui è stata inflitta la pena residua (possesso di documenti falsi); non è oggetto di interpretazione decisoria nel merito del ricorso, ma contestualizza la pena residua per la quale si chiedevano le misure alternative.

  • art. 677, comma 2-bis cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente in relazione ai presunti vizi nella procedura di valutazione dell'istanza di misura alternativa; la Corte non ha ritenuto sussistente una violazione di norme processuali che potesse annullare la declaratoria di irreperibilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali; la Corte ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

  • Giurisprudenza consolidata (principio sulla reperibilità per le misure alternative)

    sez. 1, n. 1676 del 06/03/2000; sez. 1, n. 811 del 07/02/1996

    La concessione di misure alternative richiede la reperibilità e la collaborazione del condannato per le finalità rieducative e di controllo; l'irreperibilità è incompatibile con l'istituto e può giustificare il rigetto/inammissibilità della richiesta.

Massime di principio

  • La concessione di misure alternative alla detenzione presuppone la effettiva reperibilità del richiedente e la sua disponibilità a collaborare con i servizi sociali; la perdita di contatto può legittimamente determinare il rigetto della domanda.
  • L'onere probatorio circa la reperibilità e la correttezza dei dati forniti grava sul richiedente: occorre eleggere domicilio certo e fornire dati anagrafici coerenti e verificabili.
  • Controlli amministrativi o investigativi (es. verifiche dei Carabinieri) hanno efficacia se ragionevoli e documentati; contestazioni circa errori di indirizzo o di nome devono essere provate con elementi concreti (es. documenti, certificazioni, ricevute) per scalfire la valutazione di irreperibilità.
  • La contestazione di vizi procedurali legati alla mancata considerazione del domicilio eletto richiede la dimostrazione che l'indicazione sia stata effettivamente comunicata e risultante agli atti; la semplice affermazione senza riscontri probatori è insufficiente.
  • In presenza di dubbi sull'individuazione dell'indirizzo (omofonie, errori di toponomastica) è prudente fornire riferimenti aggiuntivi (telefono, e-mail, documentazione anagrafica) e avvisare formalmente gli organi competenti per evitare valutazioni di irreperibilità.
  • Il Presidente del Tribunale di sorveglianza può dichiarare inammissibili de plano le richieste quando l'irreperibilità è palese e documentata, atteso il contrasto di tale condotta con le finalità rieducative delle misure alternative.

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