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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32076/2021 del 05/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (creditore)

La controversia

La società e i soci illimitatamente responsabili hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la dichiarazione di fallimento emessa dal Tribunale, lamentando un unico motivo: violazione e falsa applicazione dell'art. 5 legge fallimentare in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto sussistenti i presupposti dello stato di insolvenza. In particolare, i ricorrenti contestavano la valutazione del quadro debitorio e osservavano che, per un debito verso l'Erario, era stata richiesta una definizione agevolata con pagamento rateale; inoltre, affermavano che i soci illimitatamente responsabili disponevano di un patrimonio immobiliare idoneo a soddisfare i creditori. La Corte di merito, secondo i ricorrenti, avrebbe quindi erroneamente qualificato la situazione come insolvenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile per difetto di specificità, poiché la censura si risolveva in una richiesta di riesame del merito e dell'accertamento fattuale, attività preclusa in sede di legittimità. La sentenza ha inoltre rilevato che la Corte d'appello aveva motivato in modo congruo sulla sussistenza dell'art. 5 l.f., valorizzando un quadro indiziario univoco e concordante di impotenza funzionale non transitoria della società: necessità di ricorrere stabilmente al credito, esposizione verso il creditore procedente, numerosi protesti e ingente debito verso l'agente della riscossione. Le allegazioni dei ricorrenti sul patrimonio immobiliare dei soci e sulla definizione agevolata non scalfivano tale accertamento. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna dei ricorrenti in solido alle spese del giudizio di legittimità e con applicazione dell'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 5 legge fallimentare

    lo stato di insolvenza può essere desunto da un quadro indiziario univoco e concordante di impotenza funzionale non transitoria dell'impresa a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    il vizio denunciato formalmente come violazione di legge non può tradursi in una generica richiesta di riesame del fatto

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    comma 1 quater DPR nr.115 del 30 maggio 2002

    in caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità la censura che si limiti a contestare l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito, senza indicare specificamente l'errore di diritto o il vizio motivazionale rilevante, è inammissibile.
  • Lo stato di insolvenza ai fini fallimentari può essere accertato attraverso indici sintomatici plurimi e concordanti, quali l'esposizione debitoria, i protesti, il ricorso strutturale al credito e l'incapacità non transitoria dell'impresa di generare risorse sufficienti.
  • L'eventuale disponibilità patrimoniale dei soci illimitatamente responsabili o la prospettazione di procedure di definizione agevolata non escludono, di per sé, l'accertamento dell'insolvenza della società, se il quadro complessivo già dimostra una decozione attuale e non meramente contingente.
  • Quando il ricorso è rigettato, il ricorrente è condannato alle spese del giudizio di cassazione e, ricorrendone i presupposti, al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieLiquidazione giudizialeImpugnazioni
RamiFallimentare / Crisi d'impresaProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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