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Sentenza

Sentenza del 16/10/2019 n. 26159 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Il Comune ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia che aveva confermato l'illegittimità della cartella TARSU relativa all'anno 2008, dell'importo di 995 euro. L'illegittimità derivava dall'applicazione di una tariffa fondata su una delibera TARSU del 2006 adottata dalla Giunta comunale, anziché dal Consiglio comunale, come richiesto dalla competenza normativa; tale delibera era stata annullata dal TAR Sicilia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rilevato che, nelle more del giudizio, il debito era stato automaticamente annullato ai sensi dell'articolo 4 del Decreto-Legge n. 119 del 2018, convertito dalla Legge n. 136 del 2018, poiché di importo residuo non superiore a 1.000 euro, affidato all'agente della riscossione tra il 2000 e il 2010. È stata quindi dichiarata l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, essendo venuta meno la pretesa tributaria. Le spese di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti e non è stato disposto il pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Quando un debito tributario rientra nei limiti di importo, periodo e natura previsti da una legge di stralcio, l'annullamento può operare automaticamente anche se la cartella è oggetto di un giudizio ancora pendente.
  • Se una norma sopravvenuta elimina integralmente la pretesa tributaria, il giudice non decide più nel merito della legittimità della cartella, ma dichiara la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo.
  • La competenza dell'organo che approva una tariffa tributaria è essenziale: una tariffa adottata da un organo incompetente può rendere illegittima la cartella fondata su tale atto.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando l'estinzione del giudizio dipende da una normativa sopravvenuta e non dalla piena soccombenza processuale di una sola parte.

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