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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21101/2024 del 29/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorso contestava principalmente la gravità indiziaria e la motivazione del provvedimento (presunta mancanza di autonoma valutazione dell'ordinanza genetica del GIP), l'identificazione del ricorrente nelle intercettazioni (possibile errore di persona sul nome "Mimmo"), la qualificazione di tentata estorsione (capo 10), la sussistenza dell'aggravante mafiosa per alcune imputazioni (capi 7), 10) e 38)) e la valutazione degli indizi relativi al possesso di armi (capi 93) e 94)). Sono state dedotte criticità anche riguardo all'individuazione dell'utenza telefonica e alla attualità delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte ha accolto parzialmente il ricorso limitatamente al capo 10) (tentata estorsione ai danni di Giuseppe Barone): ha ritenuto che le intercettazioni indicate dimostrano una mera ideazione progettuale non sfociata in atti idonei e diretti a commettere l'estorsione, anche perché l'azione intimidatoria effettiva fu realizzata da altra cosca (Paglianiti), e non risultano atti diretti alla richiesta estorsiva da parte del Galati. Pertanto l'ordinanza impugnata e l'ordinanza genetica del 9 giugno 2023 sono annullate limitatamente al capo 10), senza rinvio, per mancanza di ulteriori elementi probatori utili. Per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili o infondati: sono state ritenute adeguate le valutazioni del Tribunale in ordine alla gravità indiziaria degli altri capi (in particolare i capi 7) e 38) relativi alle estorsioni aggravate dall'agevolazione mafiosa) e alla disponibilità di armi (capi 93) e 94)); è stata altresì ritenuta legittima la motivazione per relationem e l'analisi dei requisiti cautelari.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Usato per inquadrare il concorso di persone nel reato: il ricorrente è stato ritenuto coinvolto in concorso con altri nelle estorsioni sulla base delle intercettazioni e degli scambi con coindagati

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina l'estorsione; la Corte ha valutato che, per il capo 10), mancavano atti idonei diretti alla consumazione della richiesta estorsiva, rendendo non configurabile il tentativo

  • art. 54 cod. pen.

    Richiamata nella contestazione degli episodi e nell'analisi della responsabilità per fatti commessi in concorso ovvero per cause di giustificazione/ruolo (contestualizzazione dell'azione), usata nel quadro delle imputazioni aggravate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante "mafiosa" e finalità di agevolazione di associazioni di tipo mafioso: la Corte ha ritenuto provata, per alcuni capi (7) e 38)), la ragionevolezza della sussistenza della finalità mafiosa nel contesto delle estorsioni; per i reati relativi alle armi l'aggravante è stata esclusa ma la pericolosità è stata valutata in rapporto al contesto

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la sintesi dei motivi di ricorso; utilizzata per l'ammissibilità e la formulazione dei motivi riguardanti la gravità indiziaria

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Disposizione che impone al giudice cautelare una valutazione autonoma del compendio probatorio: la Corte ha ritenuto che la motivazione per relationem del Tribunale del riesame fosse comunque idonea a mostrare una rinnovata disamina del materiale probatorio

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Richiamata nella valutazione dei limiti del ricorso in cassazione in materia di misure cautelari: la corte ricorda che in sede di legittimità non sono sindacabili ricostruzioni di fatto o diverse valutazioni non fondate su violazioni di legge o manifesta illogicità

  • Giurisprudenza citata (Sez. 1 n. 37091 del 19/07/2023 e Sez. 2 n. 42333 del 12/09/2019)

    Richiami giurisprudenziali usati per precisare i criteri di configurabilità del tentativo (atto idoneo e diretto) e per il principio sulla valutazione dell'autonomia motivazionale del giudice cautelare (motivazione per relationem ammissibile se dimostra rivalutazione meditata)

Massime di principio

  • Per ritenere configurabile il tentativo di estorsione non è sufficiente la mera ideazione o la programmazione: servono atti concreti, idonei e diretti all'esecuzione del reato; eventi imprevedibili da terzi che frustrano il piano possono escluderne la riconoscibilità come tentativo
  • Le misure cautelari fondate sulla gravità indiziaria possono essere censurate in Cassazione solo per violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione; censure che implichino nuova valutazione dei fatti sono inammissibili
  • L'aggravante mafiosa richiede elementi che colleghino le condotte all'interesse o al rafforzamento dell'organizzazione: la mera vicinanza a soggetti mafiosi o lo scambio di utilità può essere valutato insieme alle intercettazioni e ad altre fonti per accertare la finalità
  • La motivazione per relationem è ammissibile se dal complesso emerge una autonoma e meditata rivalutazione delle fonti indiziarie; una critica generica alla mancanza di paragrafazione o all'assenza di dettagli non basta a farne dichiarare la nullità
  • L'identificazione vocale o telefonica richiede elementi di supporto adeguati (confronti, riscontri, indicazioni di utenze); contestazioni generiche senza contestuale produzione probatoria documentale sono difficilmente accolte in sede di legittimità
  • La scoperta di un'arma in disponibilità di terzi non esclude automaticamente l'uso delle intercettazioni per ricollegarla all'indagato se emergono elementi che ne attestano il coinvolgimento; tuttavia va valutata la coerenza temporale e topografica delle risultanze

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