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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10981/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la conferma della condanna per aver ricevuto farmaci vietati (ricettazione di farmaci dopanti provento di commercio illecito). Il difensore deduceva violazione di legge sulla qualificazione giuridica per mancanza del dolo specifico, e chiedeva la riqualificazione della condotta nell'art. 586-bis c.p. (entrato in vigore dopo l'atto di appello) o, in subordine, nella previsione dell'art. 9 della legge n. 376/2000, sostenendo che i farmaci fossero destinati all'uso personale (body building amatoriale). Il Pubblico Ministero ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che il dolo specifico della ricettazione (il profitto) può essere anche di natura non patrimoniale (es. modificazione della struttura muscolare per uso personale) e che, quanto alla riqualificazione ai fini delle norme antidoping (art. 9 legge 376/2000 e art. 586-bis c.p.), entrambe richiedono come elemento essenziale la destinazione del farmaco all'alterazione di prestazioni agonistiche o al falsamento dei controlli. Il ricorrente non ha provato di essere un agonista: la mera pratica amatoriale di body building non dimostra la finalità agonistica richiesta. Inoltre le norme puniscono il commercio illecito di dopanti, che può costituire il reato presupposto della ricettazione. Nel caso concreto i farmaci erano provento di un commercio illecito e destinati a modificare la muscolatura per fini non agonistici, quindi la qualificazione in ricettazione è confermata. Infine è stata pronunciata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • legge n. 376 del 14/12/2000, art. 9

    La norma vieta l'uso di farmaci dopanti finalizzati all'alterazione delle prestazioni agonistiche o al falsamento dei controlli; pertanto per ricondurre la condotta a tale fattispecie è necessario provare la destinazione agonistica del farmaco

  • art. 586-bis cod. pen.

    Ripropone in continuità i divieti della legge 376/2000; richiede la prova della finalità agonistica o del falsamento dei controlli e sanziona anche il commercio illecito di dopanti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede che la parte che propone un ricorso rigettato sia condannata al pagamento delle spese del procedimento

Massime di principio

  • Il dolo specifico nella ricettazione (il 'profitto') può essere non patrimoniale: la finalità di modificare il corpo per scopi personali può integrare il requisito soggettivo se commisurata a un vantaggio illecito.
  • Per applicare le norme antidoping (art. 9 legge 376/2000 o art. 586-bis c.p.) è necessario provare la destinazione del farmaco all'alterazione di prestazioni agonistiche o al falsamento dei controlli; la mera pratica amatoriale non è sufficiente.
  • Se i farmaci sono provento di commercio illecito, quella attività illecita può costituire il reato presupposto della ricettazione: la finalità personale non esclude automaticamente la configurabilità della ricettazione.
  • In assenza di prova di elementi essenziali della fattispecie alternativa invocata dal difensore (es. status di agonista), il giudice respingerà la riqualificazione e confermerà la qualificazione originaria fondata sugli elementi dimostrati.
  • Chi propone ricorso infondato rischia di essere condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è pertanto importante valutare preventivamente la fondatezza delle censure in cassazione.

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