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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18850/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione subita dal 5 luglio 2021 al 22 novembre 2023 in regime di custodia cautelare, a seguito dell'arresto per il reato previsto dall'art. 270‑quinquies c.p. (finanziamento di organizzazioni combattenti/terroristiche). L'imputazione si fondava su trasferimenti di denaro mediante centro servizi (WesterUnion/"Centro Servizi Cafagna"), frazionamento degli importi, mancata conservazione di ricevute, collegamenti con un presunto collettore (Marc Haddad) e contatti che denotavano riservatezza. In sede di merito Valente è stato assolto perché il fatto non sussiste; tuttavia la Corte di appello per la riparazione ha ritenuto che varie condotte (uso di intermediario in Paesi a rischio, frazionamento delle somme, mancata conservazione delle ricevute, assenza di reddito, atteggiamenti evasivi/intercettati) non escluse dal giudice di merito integrassero colpa grave/condotte ostative al riconoscimento dell'indennizzo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato che la Corte della riparazione ha correttamente valutato, nell'ambito del giudizio autonomo sulla riparazione, che sussistono condotte di grave negligenza/colpa grave non escluse dalla sentenza assolutoria e in rapporto causale con la privazione della libertà. Di conseguenza il diritto all'indennizzo è stato escluso; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 270 quinquies cod. pen.

    Norma cui era riferita l'accusa originaria (finanziamento di organizzazioni combattenti/terroristiche). Nel procedimento di riparazione è stato richiamato come fatto iniziale ma l'indennizzo è stato escluso per colpa grave nonostante l'assoluzione dal reato previsto da tale articolo.

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente per denuncia di erronea applicazione della legge penale; la Corte ha ritenuto che il ricorso non abbia effettivamente confrontato la motivazione della Corte della riparazione e quindi non abbia superato il vaglio di ammissibilità.

  • art. 314, primo comma, cod. proc. pen.

    Norma richiamata implicitamente in tema di esclusione dell'indennizzo per detenzione ingiustamente subita quando la detenzione è conseguenza di dolo o colpa grave dell'interessato. La Corte della riparazione ha ritenuto configurabile la colpa grave, ostativa all'indennizzo, e la Cassazione ha confermato la corretta applicazione.

  • normativa antiriciclaggio (segnalazione operazioni sospette)

    Richiamata come contesto normativo: il frazionamento delle operazioni e l'elusione delle soglie di controllo sono stati valutati come elementi indiziari rilevanti ai fini della valutazione della gravità della condotta.

  • art. 7617 bis cod. pen. (menzione nella motivazione)

    Citato nella motivazione come riferimento a un possibile diverso ambito illecito (commercio illegale di jammer); la Corte ha osservato che, anche se le operazioni potevano riferirsi ad attività diversa dal terrorismo, esse restano comunque sintomatiche di condotte illecite o di grave negligenza rilevanti ai fini della riparazione.

  • Sezioni Unite – orientamenti giurisprudenziali (es. Sarnataro, Sez. U. n. 43/1995; D’Ambrosio, Sez. U. n. 32383/2010)

    La Corte ha richiamato i principi consolidati delle Sezioni Unite: l'indennizzo è escluso non solo quando la detenzione deriva da un comportamento intenzionale, ma anche quando la condotta volontaria o estremamente negligente dell'interessato abbia creato una situazione di allarme sociale tale da giustificare l'intervento dell'autorità; inoltre il giudice della riparazione valuta condotte anteriori e successive alla misura e al momento della conoscenza dell'azione penale.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel giudizio di merito non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione valuta autonomamente se sussista dolo o colpa grave non esclusa dal giudice di merito.
  • Comportamenti quali trasferimenti verso Paesi a rischio, uso di intermediari connessi a aree sensibili, frazionamento delle somme per eludere soglie di controllo, mancata conservazione di ricevute e assenza di reddito lecita possono integrare elementi di colpa grave ostativi al risarcimento.
  • Nel giudizio di riparazione l'attenzione è sul nesso causale fra la condotta dell'interessato (anche precedente o successiva alla misura) e la misura cautelare: non è necessaria coincidenza tra reato contestato e la diversa condotta ritenuta ostativa.
  • Per avere chance nel giudizio di riparazione il ricorrente deve contestare puntualmente la motivazione del giudice della riparazione, affrontando singolarmente gli elementi ritenuti ostativi (produrre documenti che giustifichino i movimenti di denaro, ricevute, spiegazioni credibili sulla fonte dei fondi, giustificazioni per l'uso di determinati canali).
  • In sede di impugnazione della decisione sulla riparazione occorre confrontarsi direttamente con il percorso argomentativo del giudice della riparazione: argomentazioni generiche o riferite a fasi procedurali antecedenti senza smontare i singoli elementi probatori sono frequentemente inammissibili.
  • Dal punto di vista difensivo è utile conservare e produrre elementi documentali (ricevute, contratti, prove di reddito o di legittima attività commerciale), richiedere e documentare interrogatori/interventi in sede istruttoria e spiegare razionalmente il ricorso a canali/operazioni che possono apparire anomali.

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