Cassazione Penale, Sentenza n. 23305/2022 del 15/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di tentato omicidio (capi N e O) commesso il 6 maggio 2020 a Torre Annunziata. Il ricorrente contestava la carenza e la non univocità del compendio indiziario richiamato dal Tribunale del riesame, lamentando che le intercettazioni ambientali non fossero convergenti e che il giudice non avesse adeguatamente valutato le investigazioni difensive e la consulenza tecnica di parte (geometra Francesco Solimeno), chiedendo l'annullamento dell'ordinanza cautelare per vizio di motivazione e violazione di legge.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente esaminato e motivato il compendio indiziario, in particolare le intercettazioni ambientali ritenute gravi, precise e concordanti e pertinenti al coinvolgimento del ricorrente nell'agguato. La Corte ha inoltre escluso la possibilità di riesaminare in sede di legittimità questioni meramente fattuali o di reinterpretare le captazioni quando la motivazione del giudice di merito sia logica e conforme alle massime di esperienza. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende; è disposta la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
Richiamato come modello organizzativo che definisce il carattere mafioso dei clan operanti a Torre Annunziata; utilizzato per inquadrare il contesto criminoso e la rilevanza del vincolo associativo e dell'omertà.
art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Richiamato quale parametro per la sussistenza delle esigenze cautelari, in particolare per l'elevato disvalore delle condotte e la loro riconducibilità a un piu ampio contesto criminale, giustificando la custodia cautelare in carcere.
Norma che disciplina il ricorso al tribunale del riesame; richiamata in relazione all'obbligo del giudice di riesame di confrontarsi con il compendio indiziario e con le doglianze difensive.
Individua i parametri che devono informare la motivazione del provvedimento del tribunale del riesame; la Corte ha sottolineato che la motivazione deve conformarsi a questi criteri.
Citato come modello processuale cui si ispira la motivazione del giudice del riesame, con gli adattamenti per la natura indiziaria della decisione cautelare.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Rilevato nella parte che limita l'intervento della Corte di Cassazione sulla valutazione dei fatti e delle prove; la Corte ha ricordato che non è consentito riesaminare i fatti o reinterpretare la prova in maniera sostitutiva rispetto ai giudici di merito.
art. 94, comma 1-ter disposizioni attuative cod. proc. pen.
Norma procedurale che obbliga la cancelleria a trasmettere copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario dove è ristretto il ricorrente; prevista e disposta dalla sentenza.
Sezioni Unite, principio di diritto citato (Audino, Sez. U. n. 11 del 22/03/2000)
In tema di misure cautelari personali, allorquando sia denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, alla Corte Suprema spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità ed ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie
Affermato il ruolo della Cassazione nel verificare che il giudice del riesame abbia adeguatamente motivato la gravità indiziaria, entro i limiti del sindacato di legittimità (controllo di logicità e conformità al diritto).
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non può reinterpretare i fatti o le intercettazioni in chiave sostitutiva rispetto al giudice di merito; il sindacato è limitato a verificare la logicità e la conformità della motivazione alle massime di esperienza e al diritto.
- Intercettazioni ambientali o telefoniche, se gravi, precise e concordanti, possono costituire prova idonea a fondare la gravità indiziaria e la misura cautelare anche in assenza di altri riscontri, purché la loro interpretazione sia adeguatamente motivata dal giudice.
- Il tribunale del riesame deve confrontarsi esplicitamente con le doglianze difensive e con le investigazioni difensive; l'omessa considerazione deve essere specificamente dedotta e dimostrata per incidere sulla tenuta della motivazione.
- La motivazione del giudice che conferma la misura cautelare deve rispettare i parametri dell'art. 292 c.p.p., fornendo un percorso argomentativo coerente e non tautologico in ordine alla gravità degli indizi.
- Per giustificare la custodia cautelare ai sensi dell'art. 274 c.1 lett. c) c.p.p. occorre dimostrare esigenze cautelari concrete come l'elevato disvalore della condotta e il legame con un contesto criminale più ampio; la descrizione del contesto associativo (es. art. 416-bis) rafforza tale motivazione quando adeguatamente documentata.
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