Cassazione Penale, Sentenza n. 20396/2025 del 03/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere, denunciando vizio di motivazione: si lamentava che il Tribunale si fosse principalmente limitato a richiamare la motivazione dell'ordinanza originaria senza valutare adeguatamente le deduzioni difensive. In particolare contestava: l'insufficiente prova della perdurante partecipazione al clan dopo un lungo periodo di detenzione (2012-oltre un decennio); la dubbia rilevanza e riferibilità della delibera comunale trovata nell'auto del figlio; l'assenza di riscontri su presunte interferenze esercitate durante la detenzione; la mancata prova della sproporzione patrimoniale relativa ai numerosi orologi rinvenuti; la utilizzazione di conversazioni tra terzi come indizi senza adeguati riscontri; e la mancata dimostrazione di un ruolo apicale dopo la scarcerazione.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse valutato correttamente e nel loro complesso i gravi indizi di colpevolezza: precedenti condanne, intercettazioni (es. conv. 2919/2022 e 823/2023) che indicano attese sulla scarcerazione e percezione di tangenti tramite i figli, il ritrovamento di beni di valore e la delibera comunale come elemento di riscontro dell'interesse del clan nel settore edile/appalti, oltre a comportamenti post-scarcerazione che indicano la ripresa di un ruolo di comando. La Corte ha ribadito che la precedente condanna può essere un elemento di prova nel più ampio compendio indiziario, che le conversazioni intercettate anche tra terzi possono costituire prova diretta se interpretate secondo criteri logici e che il lungo periodo di detenzione non esclude la persistenza di contatti tramite terzi. È stata confermata l'adeguatezza della custodia cautelare per il delitto contestato; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e disposte le comunicazioni previste per lo stato di detenzione.
Norme richiamate
Presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per il titolo di reato agganciato (associazione mafiosa) e richiamo della sua applicazione nella valutazione delle esigenze cautelari.
Discussione sul fatto che le intercettazioni fra terzi possono costituire fonte probatoria direttamente valutabile senza necessità di riscontro ogni volta, purché il giudice le interpreti con linearità logica.
Richiesta di trattazione orale è stata formulata ai sensi di questa norma (richiesta di trattazione orale in Corte di cassazione).
art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.
Predisposizione delle comunicazioni relative allo stato di detenzione del ricorrente, come disposto in sentenza.
Cass. Sez. 1, n. 19703 del 14/11/2023 (Rv. 286395)
Principio secondo cui una condanna definitiva per associazione mafiosa attiene solo come elemento del più ampio compendio probatorio relativo al periodo successivo; non suffice da sola a dimostrare la permanenza nella associazione.
Cass. Sez. 6, n. 1162 del 14/10/2021 (Rv. 282661)
È possibile desumere la partecipazione all'associazione mafiosa, con metodo logico-induttivo, anche dall'accertata sussistenza di un rapporto gerarchico dell'interessato rispetto ai soggetti ritenuti partecipi.
Cass. Sez. 6, n. 3508 del 24/10/2019 (Rv. 278221)
I gravi indizi cautelari possono fondarsi sulla precedente condanna e sul ruolo assunto, valutati congiuntamente ad altri elementi relativi al periodo successivo.
Cass. Sez. 3, n. 10683 del 07/11/2023 (dep. 2024, Mascia, Rv. 286150 - 04)
Conferma che intercettazioni tra terzi possono essere usate come prova diretta se il contenuto è logicamente valutabile, senza obbligo di ulteriore riscontro.
Cass. Sez. 1, n. 25939 del 29/04/2024 (Rv. 286599 - 01)
La ricostruzione del significato di colloqui e contesti comunicativi è attività di merito, sindacabile in Cassazione solo se basata su criteri inaccettabili o applicati scorrettamente.
Cass. Sez. 1, n. 45331 del 17/02/2023 (Rv. 285504 , 01)
La Corte di cassazione non ha funzione di revisione completa della migliore ricostruzione dei fatti: verifica solo la compatibilità della motivazione con il senso comune e limiti dell'apprezzamento plausibile.
Massime di principio
- Una condanna definitiva per associazione mafiosa può essere valorizzata in sede cautelare ma non costituisce da sola prova della persistenza del vincolo: serve un compendio probatorio significativo relativo al periodo successivo alla condanna.
- Le intercettazioni, anche quando riguardano conversazioni tra terzi, possono costituire prova diretta se interpretate coerentemente e secondo criteri logici; non sempre è richiesto un riscontro esterno, ma la valutazione deve essere congrua e contestualizzata.
- Il lungo periodo di detenzione non esclude automaticamente la possibilità che l'imputato mantenga influenza o contatti con l'organizzazione: contatti tramite familiari o figure intermedie possono essere ritenuti significativi.
- Il rinvenimento di beni di valore o documenti riconducibili al settore di interesse dell'organizzazione (es. delibere, atti urbanistici) costituisce elemento indiziario utile ma la loro riferibilità e la valutazione della sproporzione patrimoniale richiedono considerazione del contesto e degli elementi probatori complessivi.
- In sede di legittimità la Corte verifica la coerenza e logicità della motivazione del giudice di merito; una diversa interpretazione difensiva dei fatti non basta a fondare la cassazione se la motivazione impugnata è plausibile e ben argomentata.
- Per contrastare efficacemente misure cautelari fondate su compendi indiziari, la difesa deve proporre elementi concreti e specifici che travolgano la plausibilità logica del quadro indiziario (es. prove di non contatto, documenti che escludano la riferibilità dei beni, alibi verificabili).
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