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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18674/2024 del 09/07/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una procedura espropriativa: la Corte d'appello, investita dell'opposizione del Comune alla stima dell'indennità determinata ex art. 21 TUE, aveva rideterminato l'indennità ritenendo irrilevante la questione della natura del vincolo gravante sul bene, sulla base di un precedente provvedimento relativo alla medesima procedura che aveva escluso la edificabilità del fondo. I proprietari espropriati ricorrono per cassazione con sei motivi: 1) contestano la legittimazione del Comune a proporre opposizione alla stima ai sensi dell'art. 54 TUE; 2) sostengono che il decreto di esproprio, asseritamente illegittimo per scadenza dei termini della dichiarazione di pubblica utilità, non potesse essere disapplicato e che la disapplicazione non operi nei giudizi tra privato e PA; 3) censurano l'utilizzo di un precedente pronunciamento della stessa Corte d'appello relativo alla medesima vicenda espropriativa, assumendo che non fosse stato adeguatamente considerato che le due situazioni non erano sovrapponibili; 4) e 5) deducono che la distinzione tra vincoli conformativi ed espropriativi fosse decisiva e che non potessero essere trascurati i documenti attestanti la natura espropriativa del vincolo; 6) contestano che nella stima non sia stato considerato il pregiudizio arrecato alla porzione residua del fondo non ablata. La Corte di cassazione esamina i motivi e ne ritiene alcuni infondati e altri inammissibili, rilevando in più punti che le censure sono di fatto o comunque non specifiche, e che due motivi restano assorbiti dalla mancata fondatezza del terzo.

La decisione

La Corte rigetta integralmente il ricorso. Ritiene infondato il primo motivo, affermando che, nel procedimento di stima dell'indennità di esproprio, l'ente espropriante ha interesse a contestare l'indennità perché il principio del giusto indennizzo opera anche nei suoi confronti; osserva inoltre che il collegio tecnico ex art. 21 TUE è organo terzo e autonomo, non riconducibile direttamente all'autorità espropriante. Dichiara inammissibile il secondo motivo per difetto di specificità, richiamando l'orientamento costante secondo cui la disapplicazione del decreto di esproprio non opera nella lite tra privato e pubblica amministrazione adottante, e comunque la decisione impugnata si fondava anche sull'estraneità della procedura di determinazione dell'indennità a questioni sulla legittimità del decreto. Dichiara inammissibile il terzo motivo perché mira a una rivalutazione del fatto, attività preclusa in cassazione. Considera assorbiti il quarto e il quinto motivo, dipendenti dal terzo. Dichiara inammissibile anche il sesto motivo, perché fondato su apprezzamenti di fatto e perché la Corte d'appello aveva ritenuto generiche le allegazioni sull'incidenza sulla porzione residua del fondo, tali da rendere esplorativa una eventuale CTU. Conseguentemente condanna i ricorrenti alle spese e dà atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 21 T.U. espropriazione (d.P.R. n. 327/2001)

    disciplina la determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione tramite collegio tecnico autonomo e terzo, con applicazione delle norme del codice di procedura civile per le operazioni peritali.

  • art. 54 T.U. espropriazione (d.P.R. n. 327/2001)

    prevede l'opposizione alla stima dell'indennità; nel caso concreto non esclude la legittimazione dell'ente espropriante a proporla.

  • art. 29 d.lgs. n. 150/2011

    art. 29 d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150

    richiamato quale base procedimentale dell'opposizione alla stima dell'indennità.

  • art. 42 Cost.

    il principio del giusto indennizzo opera non solo a tutela dell'espropriato, ma anche dell'ente che promuove l'espropriazione, che ha interesse a evitare che l'indennità ecceda la giusta misura.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    consente il raddoppio del contributo unificato ove dovuto, in presenza di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Nel procedimento di determinazione dell'indennità di espropriazione, l'ente espropriante è legittimato a contestare la stima, poiché il principio del giusto indennizzo tutela l'equilibrio dell'indennità anche rispetto al soggetto che promuove l'espropriazione.
  • Il collegio tecnico incaricato della stima ex art. 21 TUE ha natura autonoma e terza rispetto all'autorità espropriante; la sua attività non è assimilabile a quella di un organo dell'amministrazione espropriante.
  • La disapplicazione del decreto di esproprio non è utilizzabile, nel giudizio tra privato e pubblica amministrazione adottante, per contestare la legittimità del provvedimento all'interno del procedimento di determinazione dell'indennità, quando tale questione è estranea al thema decidendum.
  • In sede di legittimità, le censure che richiedono una rivalutazione del fatto o delle risultanze probatorie sono inammissibili, perché la Corte di cassazione controlla solo la correttezza giuridica e la coerenza logico-formale della decisione impugnata.
  • La richiesta di CTU deve poggiare su allegazioni fattuali specifiche e complete; in mancanza, la consulenza tecnica può legittimamente essere ritenuta esplorativa e quindi non necessaria.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataCompetenzaProve
RamiEsecuzioniProcesso civileImmobiliare
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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