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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30400/2025 del 08/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la negazione del beneficio della causa di non punibilità ex art. 131-bis cod. pen. e avverso confisca e quantificazione della pena. La Corte d'appello ha ritenuto che, pur valutando la tenuità del fatto ai sensi del comma 5 dell'art. 73 DPR 309/1990 (che considera mezzi, modalità, circostanze, quantità e qualità dello stupefacente), non ricorressero i presupposti per la causa di non punibilità ex art. 131-bis, in quanto risultavano modalità della condotta e caratteri sintomatici di attività non occasionale (quantitativo pari a 480 dosi medie, diverse cessioni accertate, contatti telefonici finalizzati allo spaccio). Ha inoltre ritenuto confiscabile la somma di euro 695,00 come provento dell'attività illecita ai sensi dell'art. 240 cod. pen. e ha applicato una pena di 9 mesi di reclusione.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello non manifestamente illogica e quindi resistent e alla censura: è stata confermata la negazione del beneficio della causa di non punibilità ex art. 131-bis, è stata confermata la confisca della somma di euro 695,00 come provento dell'attività di spaccio ai sensi dell'art. 240 cod. pen., e la pena di 9 mesi di reclusione è stata ritenuta adeguatamente motivata (pena base applicata sotto il medio edittale).

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    La causa di non punibilità richiede valutazione di modalità della condotta, carattere di non abitualità, grado di colpevolezza e entità del danno o del pericolo; distinta dalla nozione di tenuità ai fini dell'art. 73, comma 5.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Per l'applicazione del comma 5 il giudice valuta mezzi, modalità, circostanze, quantità e qualità delle sostanze; qui usato per distinguere la 'tenuità del fatto' dalla causa di non punibilità ex art. 131-bis.

  • art. 240 cod. pen.

    Consente la confisca dei proventi del reato; la somma di euro 695,00 è stata ritenuta provento diretto delle cessioni contestate e quindi confiscabile ai sensi di questa norma.

  • art. 12-sexies D.L. n. 306/1992, conv. L. n. 356/1992

    Non applicata quale autonoma base per la confisca nel caso di cui all'art. 73 co. 5, essendo necessario che ricorrano le condizioni generali dell'art. 240 cod. pen.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri di determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che l'indicazione del riferimento all'art. 133 fosse sufficiente per motivare la pena (9 mesi) risultando sotto il medio edittale.

Massime di principio

  • La valutazione della 'tenuità del fatto' ai sensi dell'art. 73, comma 5, è distinta dalla causa di non punibilità ex art. 131-bis: la prima privilegia elementi materiali (quantità, qualità, mezzi, modalità, circostanze), la seconda richiede valutazioni più ampie su non abitualità, grado di colpevolezza e entità del pericolo/danno.
  • Quantitativi non esigui (es. molte decine o centinaia di dosi) e l'emergere di più cessioni, contatti finalizzati allo spaccio o modalità organizzative sono indici ostativi al riconoscimento della causa di non punibilità e favoriscono la qualificazione come attività non occasionale.
  • La confisca di denaro trovato in possesso dell'imputato per reati di spaccio può essere disposta ai sensi dell'art. 240 cod. pen. quando la somma sia riconducibile a provento dell'attività illecita; non sempre è applicabile altra normativa speciale se non ricorrono le condizioni dell'art. 240.
  • La Corte di legittimità non sindaca nuovamente motivazioni logiche e coerenti della Corte d'appello se non manifestamente illogiche; dunque una motivazione che evidenzi elementi concreti (quantitativi, modalità, accertamenti) è difficilmente ribaltabile in Cassazione.
  • Per contestare efficacemente il diniego di una causa di non punibilità occorre dedurre e documentare elementi concreti di non abitualità, basso grado di colpevolezza, scarsa entità del pericolo/ danno e modalità del fatto, non limitandosi a mere richieste generiche.

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