Cassazione Penale, Sentenza n. 39687/2024 del 29/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso il rigetto del riesame sull'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari a Mezzasalma per il delitto di estorsione pluriaggravata tentata (capo 4), in concorso con Giuseppe Tasca). Il ricorrente deduce tre motivi: 1) travisamento degli elementi probatori e illegittima valutazione della presenza e del ruolo di Tasca (incidenza sulla intimidazione); 2) errata qualificazione giuridica della condotta e richiesta di riqualificazione nel delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) sulla base dell'esistenza di un rapporto obbligatorio/credito; 3) violazione del principio della domanda cautelare e carenza di motivazione individualizzata sulle esigenze cautelari, con censura della valutazione cumulativa e non specifica rispetto alla posizione del ricorrente.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Il primo motivo è stato rigettato come censura di merito/ricostruzione fattuale non sindacabile in Cassazione: la motivazione del giudice di merito sulla partecipazione di Tasca all'incontro e sul valore intimidatorio è stata ritenuta coerente e non manifestamente illogica. Il secondo motivo è stato accolto: la Corte ha censurato la valutazione del Tribunale circa l'inesistenza del credito e l'errata attribuzione al ricorrente dell'onere di provare l'esistenza del credito; la vicenda dovrà essere riesaminata tenendo conto della distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e del criterio probatorio relativo allo stato d'animo dell'agente. Il terzo motivo è stato ritenuto in parte fondato: non sussiste nullità per omessa domanda del Pubblico Ministero, né una valutazione puramente cumulativa, ma l'ordinanza di riesame non ha formulato una sufficiente valutazione individualizzata e attuale delle esigenze cautelari (in particolare alla luce del decorso temporale e dell'assenza di elementi concreti che colleghino rapporti amicali a cointeressenze criminali). Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale per una nuova valutazione nel rispetto dei principi indicati.
Norme richiamate
Norma richiamata dalla difesa per chiedere la riqualificazione della condotta da estorsione ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte richiama i criteri delle Sezioni Unite secondo cui la distinzione dipende dall'elemento psicologico (consapevolezza dell'ingiustizia della pretesa) e dalla ragionevolezza della convinzione di avere un diritto.
Norma relativa al delitto di estorsione; applicata nella imputazione originaria (estorsione pluriaggravata tentata). La Corte conferma la necessità di valutare la sussistenza dell'elemento della costrizione e della consapevolezza dell'ingiustizia per distinguere dall'art. 393 c.p.
Richiamato nella cornice della tipicità e dell'azione tentata rispetto al reato di estorsione (norma sul tentativo); la Corte osserva che l'aggravante e la forma tentata non escludono l'esame delle esigenze cautelari.
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato tra le norme su cui si fondano censure di violazione di legge e vizi di motivazione; attiene ai doveri di motivazione delle decisioni giudiziarie e alla revisione in sede di legittimità.
Norma menzionata nel ricorso (censura sulla motivazione); collocata nel quadro delle disposizioni procedurali rilevanti per le misure cautelari e per il riesame, richiamata dalla difesa come presunta violata.
Richiamato in relazione ai vizi di motivazione e ai limiti del sindacato sulla valutazione delle prove in sede di legittimità.
Richiamato in relazione alla motivazione e all'irritualità di deduzioni in sede cautelare; la Corte verifica che non sussista nullità per omessa domanda cautelare.
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Norma sulle presunzioni relative in ordine alle esigenze cautelari per taluni reati; la Corte ribadisce che, pur sussistendo la presunzione relativa (anche per il reato aggravato ex art. 416-bis.1), il giudice deve comunque motivare e valutare individualmente le esigenze cautelari.
Aggravante di rilevanza ai fini cautelari (reati assistiti da presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari); citata per spiegare il contesto di applicazione della presunzione, pur riconoscendo l'assenza di gravità indiziaria per il reato associativo nel caso concreto.
Richiamato nella ricostruzione giurisprudenziale (Sez. U) sulla configurabilità del concorso nel reato di esercizio arbitrario: il terzo può concorrere purché persegua la stessa finalità del creditore; se il terzo agisce per proprio profitto, la condotta può configurare estorsione.
Massime di principio
- In Cassazione contro misure cautelari la sindacabilità è limitata a questioni di diritto e a vizi manifesti della motivazione: ricostruzioni di fatto e valutazioni probatorie sono di norma non rilevabili.
- La distinzione tra estorsione (art. 629) ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) dipende dall'elemento psicologico: occorre accertare se l'agente fosse consapevole dell'ingiustizia della pretesa o ragionevolmente convinto di avere un diritto; questa valutazione richiede un adeguato esame probatorio.
- L'assenza di un titolo formale che attesti un credito non esclude a priori l'esistenza di una pretesa creditoria; il pubblico ministero deve dimostrare l'inesistenza del credito se ne deduce rilevanza ai fini di qualificazione del reato.
- Quando si applicano misure cautelari devono essere motivate in modo individualizzato e attuale: la mera premessa generale o la motivazione apparente non sono sufficienti, soprattutto se i fatti sono remoti nel tempo; il giudice deve spiegare perché la presunzione relativa delle esigenze cautelari non è vinta.
- La partecipazione o la presenza di terzi (es. esponenti di clan) può aggravare il profilo intimidatorio, ma tale incidenza deve essere provata e ricostruita con motivazione non manifestamente illogica.
- Le Sezioni Unite e la giurisprudenza di legittimità forniscono criteri guida fondamentali (sull'elemento psicologico, sul concorso di persone e sul riparto dell'onere della prova) che il giudice deve considerare quando valuta la qualificazione del fatto e l'adeguatezza della misura cautelare.
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