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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46859/2022 del 12/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la conferma della condanna per furto aggravato dalla destrezza di tre paia di occhiali Ray-Ban del valore di Euro 403,00. Il difensore ha dedotto cinque motivi: 1) sussistenza dello stato di necessita ex art. 54 c.p. per indigenza e perdita del lavoro; 2) illegittima applicazione dell'aggravante della destrezza ex art. 625, n. 4 c.p., sostenendo che l'uso dei congiunti ignari non integra quella circostanza; 3) errato diniego della causa di non punibilita per particolare tenuita' ex art. 131-bis c.p.; 4) errato diniego dell'attenuante per danno patrimoniale di speciale tenuita' ex art. 62, n. 4 c.p., in relazione al valore complessivo del pregiudizio; 5) vizio nella determinazione della pena ex art. 133 c.p., con motivazione meramente formulaica.

La decisione

La Corte di legittimita' ha dichiarato il ricorso inammissibile. In sintesi: 1) stato di necessita' ritenuto non provato: la mera indigenza non basta, il ricorrente non ha allegato e dimostrato l'attualita' e l'inevitabilita' del pericolo né l'impossibilita' di rivolgersi ai servizi di assistenza sociale; 2) aggravante della destrezza correttamente applicata: i giudici di merito hanno accertato che l'imputato si e' avvalso consapevolmente dell'opera ignara dei congiunti per distrarre il titolare e impossessarsi degli occhiali, comportamento che connota abilita', ingegno e scaltrezza tali da integrare la fattispecie aggravata; 3) art. 131-bis non applicabile per limiti edittali: la causa di non punibilita' richiede un tetto massimo di pena compatibile con l'istituto (massimo 5 anni) mentre il delitto contestato ha pena massima superiore; 4) attenuante di speciale tenuita' del danno patrimoniale negata: il valore di Euro 403,00 e' ritenuto non economicamente irrilevante e quindi ostativo all'attenuante; 5) determinazione della pena ritenuta corretta e adeguatamente motivata, essendo la pena-base prossima al minimo edittale e quindi non richiedendo un'esplicita illustrazione oltre le formule usate. Conseguenze: declaratoria di inammissibilita', condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La mera indigenza o perdita del lavoro non costituisce automaticamente stato di necessita': per invocarlo e' necessario dimostrare l'attualita' e l'inevitabilita' del pericolo e l'impossibilita' di ricorrere ai servizi di assistenza.
  • L'aggravante della destrezza si configura quando la modalita' del furto evidenzia abilita', ingegno o astuzia che neutralizzano la sorveglianza; l'uso consapevole di persone ignare per distrarre il venditore può integrare tale aggravante.
  • La causa di non punibilita' per particolare tenuita' (art. 131-bis) non e' applicabile se il reato e' punito con pena massima superiore al tetto previsto dalla norma (in genere 5 anni), quindi valutare sempre la compatibilita' con i limiti edittali.
  • Per l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuita' occorre che il danno sia economicamente pressoche' irrilevante; importi come qualche centinaio di euro possono essere considerati ostativi, secondo la giurisprudenza corrente.
  • Quando la pena determinata dal giudice si attesta in misura prossima al minimo edittale, la motivazione puo' essere sintetica e avvalersi di formule consuete senza incorrere in vizio motivazionale.
  • In cassazione le censure devono essere supportate da specifici elementi di fatto o di diritto: riferimenti generici o assenti indicazioni probatorie portano all'inammissibilita' del ricorso.

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