Cassazione Penale, Sentenza n. 13980/2022 del 12/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il difensore ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Roma del 30/09/2020 che aveva confermato la condanna per tentata rapina, chiedendo la derubricazione da rapina consumata a tentata. L'argomentazione difensiva sosteneva che l'imputato era stato tenuto sotto osservazione dagli addetti alla sorveglianza dall'occultamento della merce fino al recupero, e che era stato raggiunto solo dopo essere uscito dal supermercato, per cui non vi sarebbe stata prova del perfezionamento dell'impossessamento autonomo della merce.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta genericità e infondatezza. Ha confermato l'interpretazione della Corte di appello, richiamando consolidata giurisprudenza secondo cui l'art. 628 c.p. (secondo comma) riguarda la sottrazione più che l'impossessamento: la rapina impropria si può consumare anche se la violenza è esercitata dopo la mera sottrazione e prima dell'acquisizione del dominio autonomo, e risulta consumata quando l'avente diritto ha perso il controllo sulla cosa in modo da non poterla riprendere autonomamente. Nel caso concreto l'imputato era stato bloccato dopo aver attraversato le casse (quindi già impossessatosi dei beni): la rapina impropria è stata ritenuta consumata. La Cassazione ha inoltre condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Il secondo comma si riferisce alla sottrazione più che all'impossessamento; la rapina impropria può considerarsi consumata anche se la violenza o la minaccia sono poste in essere dopo la sottrazione e prima che l'agente abbia il dominio autonomo sul bene, quando l'avente diritto ha perduto il controllo della cosa.
Consente la condanna alle spese del procedimento e, se sussistono profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, all'irrogazione di una somma alla Cassa delle ammende; applicato per comminare € 3.000,00 alla ricorrente.
Consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione
Richiamati precedenti (Sez. U 34952/2012; Sez.2 46412/2014; Sez.2 11135/2017) che chiariscono i limiti tra rapina impropria consumata e tentata: la consumazione è valutata in base al controllo residuo dell'avente diritto sulla cosa e al momento in cui la violenza viene utilizzata.
Massime di principio
- La distinzione tra rapina impropria consumata e tentata si fonda sul grado di controllo residuo dell'avente diritto sulla cosa: se il proprietario non può più riprenderla autonomamente la rapina è consumata.
- La mera sorveglianza visiva continua da parte del personale di sicurezza non esclude automaticamente la consumazione se, in base ai fatti (es. attraversamento delle casse, uscita), l'imputato ha già acquisito il possesso dei beni.
- La rapina impropria può considerarsi consumata anche se la violenza o la minaccia sono poste in essere dopo la sottrazione ma prima dell'impossessamento autonomo, qualora l'avente diritto abbia perso la possibilità di recuperare la cosa.
- Per qualificare la fattispecie come tentata è necessario che gli atti idonei alla sottrazione siano stati interrotti per cause indipendenti dalla volontà dell'agente e che l'avente diritto mantenga il controllo della cosa tale da poterla recuperare autonomamente.
- In cassazione le doglianze devono confrontarsi specificamente con le motivazioni appellate: reiterare genericamente le stesse censure comporta spesso l'inammissibilità e la condanna alle spese e somme a titolo di ammenda.
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