Cassazione Penale, Sentenza n. 21243/2022 del 31/05/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli che aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il P.M. deduceva vizio di motivazione e la violazione degli artt. 273 e 192 c.p.p., sostenendo che il Tribunale aveva valutato in modo frammentario e decontestualizzato le dichiarazioni dei collaboratori (D'Amico Umberto e Schisa Tommaso), non aveva adeguatamente considerato i riscontri tratti dalle intercettazioni e dagli accertamenti relativi alla ripartizione delle quote estorsive (ordinanza Montescuro), e aveva omesso un confronto unitario tra le diverse fonti di prova che potevano corroborarsi a vicenda.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto le censure fondate: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale del riesame di Napoli. Ha disposto che, in sede di riesame, si compia uno scrutinio unitario e attento delle fonti (dichiarazioni dei collaboratori, intercettazioni, provvedimenti relativi ad altre inchieste) per verificare se gli elementi, considerati nel loro insieme, costituiscano gravi indizi a carico di Reale Mario. La Cassazione ha sottolineato che il Tribunale aveva valutato in maniera atomistica le prove e non aveva dato adeguata spiegazione delle ragioni dell'esclusione degli indizi.
Norme richiamate
Norma che disciplina l'associazione di tipo mafioso; nel caso la misura cautelare era stata disposta per tale delitto e la Corte impone che la valutazione degli indizi sia complessiva e idonea a sostenere, anche in chiave indiziaria, la partecipazione e il ruolo nell'associazione
Riguarda la motivazione dei provvedimenti cautelari: la Cassazione ha ritenuto che il Tribunale non avesse motivato compiutamente il rigetto degli indizi richiamati nel provvedimento originario, indicando la necessità di un'adeguata e completa valutazione delle fonti
Principio di valutazione della prova e della motivazione: la Corte ha censurato la valutazione frammentaria e decontestualizzata delle dichiarazioni dei collaboratori, richiedendo un esame unitario e il confronto tra dichiarazioni e riscontri investigativi
Massime di principio
- In ipotesi di reati associativi, le dichiarazioni di collaboratori vanno valutate nel loro complesso e non in modo stralciato: particolari apparentemente isolati possono assumere rilievo se considerati unitariamente.
- Il mancato riconoscimento fotografico o visivo da parte di un collaboratore non determina automaticamente inattendibilità: va valutato se il nucleo informativo complessivo confermi il contenuto della dichiarazione.
- Intercettazioni, conversazioni e provvedimenti collegati (es. ordinanze relative a ripartizione di proventi) possono costituire riscontro decisivo e devono essere confrontati esplicitamente con le dichiarazioni testimoniali.
- Il giudice del riesame deve motivare compiutamente le ragioni che portano a ritenere insufficienti i gravi indizi: la valutazione deve essere unitaria, non atomistica.
- Due fonti indipendenti, se entrambe ragionevolmente attendibili, possono vicendevolmente corroborarsi e rafforzare la piattaforma indiziaria necessaria per misure cautelari.
- La Cassazione non decide sulla colpevolezza, ma verifica la correttezza della formazione della prova e può rinviare per un nuovo esame quando manca un confronto esaustivo tra le evidenze.
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