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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21069/2022 del 31/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore Generale denunciava mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione della sentenza di appello che aveva confermato l'assoluzione perche' il fatto non costituisce reato. In particolare deduceva che dall'istruttoria emergerebbe che alla vittima non era stato fornito un trabattello alternativo alla scala, che il Piano Operativo di Sicurezza (POS) aziendale era generico e che la sentenza non avrebbe risposto alla censura sul difetto organizzativo consistente nel mancato impedimento dell'impiego concreto della scala, lasciando al lavoratore la scelta tra l'uso della scala pericolosa e la struttura piu' sicura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse del ricorrente, atteso che il reato era prescritto alla data del 12/12/2020 e il ricorso del Procuratore Generale, depositato il 24/02/2021, non poteva produrre alcun risultato concreto. La Corte ha richiamato precedente giurisprudenza secondo cui il ricorso del pubblico ministero contro l'assoluzione per insussistenza del fatto e' inammissibile se, dopo la sentenza impugnata, e' sopravvenuta la causa estintiva del reato, salvo che sussista un interesse concreto del P.M. rispondente a una ragione esterna al processo. Nulla per spese processuali. Sentenza del 10/05/2022.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez. 6, n. 34069 del 29/09/2020, PG in proc. Cozzolino, Rv. 279928

    È inammissibile per difetto di interesse il ricorso per cassazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto qualora, dopo la pronuncia della sentenza impugnata, sia maturata la causa estintiva del reato, salvo che emerga un interesse concreto del pubblico ministero alla decisione rispondente a una ragione esterna al processo obiettivamente riconoscibile

    La Corte interpreta che l'interesse del pubblico ministero a proporre ricorso si estingue con l'estinzione del reato (es. prescrizione) salvo che il P.M. dimostri un interesse concreto e esterno al processo che giustifichi la prosecuzione del giudizio.

  • Giurisprudenza - Sez. 4, n. 44951 del 15/10/2021, PG in proc. Capozzo, Rv. 282243

    Riconferma il principio secondo cui il ricorso del P.M. e' inammissibile per difetto di interesse se sopravviene una causa estintiva del reato dopo la sentenza impugnata, salvo interesse esterno concreto.

Massime di principio

  • Se, dopo la pronuncia di una sentenza di assoluzione, sopravviene la prescrizione (o altra causa estintiva del reato), il pubblico ministero perde l'interesse a proporre ricorso per cassazione salvo che dimostri un interesse concreto esterno al processo.
  • Prima di proporre ricorso il P.M. deve verificare rigorosamente i termini di prescrizione e le eventuali cause estintive sopravvenute; un ricorso depositato dopo l'estinzione del reato e' soggetto a declaratoria di inammissibilità per difetto di interesse.
  • Quando si impugna una motivazione relativa a scelte organizzative (es. messa a disposizione di attrezzature sicure, contenuto del POS, obblighi di prevenzione), la Corte di legittimità valuta l'ammissibilità del ricorso anche in funzione dell'effettiva utilità praticabile della pronuncia rispetto alla situazione processuale (esito estintivo intervenuto).
  • Un interesse 'concreto e obiettivamente riconoscibile' del P.M. può sottrarre il ricorso all'inammissibilità: va quindi documentato (es. rilevanza disciplinare autonoma, tutela di interessi pubblici che non dipendono dall'esito della pena) se la causa estintiva e' intervenuta.
  • In situazioni simili, la parte resistente (imputato-assolto) avrà generalmente successo nell'opporre l'inammissibilità se e' provabile che la prescrizione o altra causa estintiva siano maturate prima dell'esito del ricorso.

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