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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21063/2022 del 31/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduce vizio di motivazione per manifesta illogicità: sostiene che la Corte territoriale abbia applicato la recidiva facendo riferimento non al certificato penale prodotto (contenente solo due condanne non pienamente validabili), ma a certificati penali del 2013 intestati ad altri nominativi ("Anewar/Anwar Salif") che sarebbero stati attribuiti al ricorrente come presunti alias sulla base di rilievi dattiloscopici. Lamenta che tali condanne non risultano ascrivibili con certezza a lui, che i provvedimenti del magistrato di sorveglianza non evidenziano le condanne considerate e che il certificato penale prodotto non contiene riferimenti ad alias; sostiene quindi che la recidiva sia stata applicata su dati erronei.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello che ha applicato la recidiva: i rilievi dattiloscopici in atti dimostrano che il ricorrente in diverse occasioni ha fornito le generalità corrispondenti ai nominativi Anewar/Anwar Salif (con variazioni anche nella data di nascita e nella paternità), sicché le condanne rilevate al casellario per quei nominativi possono essere ascritte al ricorrente e giustificano la valutazione della sua maggiore pericolosità ai fini della recidiva. Il ricorso è quindi infondato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • artt. 624 bis, comma 2 cod. pen.

    La Corte conferma che il fatto contestato è riconducibile alla fattispecie indicata negli articoli citati (appropriazione con strappo del telefono dalla persona offesa) e che tale condotta integra il reato per il quale è stato dichiarato colpevole l'imputato.

  • art. 23, comma 8 d.l. 137/2020

    Consente al Procuratore generale di formulare conclusioni scritte in Cassazione; nel caso il Procuratore generale ha chiesto per iscritto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

  • Concetto giuridico: recidiva (no specifica norma citata)

    La recidiva può essere applicata se vi sono precedenti penali dell'imputato tali da dimostrare una sua maggiore pericolosità; la Corte ha ritenuto che i precedenti riportati al casellario sotto alias, collegati all'imputato tramite rilievi dattiloscopici e dalla prova che lo stesso ha fornito quelle generalità, possano essere considerati per l'applicazione della recidiva.

Massime di principio

  • Se un imputato ha fornito in diverse occasioni generalità diverse, e tali generalità risultano associate a precedenti nel casellario, la corte può ritenere provata l'identità e tenere conto di quei precedenti ai fini della recidiva.
  • I rilievi dattiloscopici e altri elementi di collegamento (ad es. riconoscimento di alias da parte dell'interessato) sono mezzi di prova che possono giustificare l'attribuzione di condanne pregresse al medesimo soggetto.
  • Per contestare efficacemente l'applicazione della recidiva è necessario produrre documentazione ufficiale chiara e specifica (es. certificati del casellario, provvedimenti del tribunale di sorveglianza, atti che dimostrino l'estraneità alle condanne) che smentisca il collegamento tra il soggetto e le generalità/condanne rilevate.
  • La presenza di misure alternative o di estinzione del reato (es. esito positivo della messa alla prova) può essere considerata nella valutazione, ma non impedisce automaticamente che altri precedenti accertati aggravino la posizione dell'imputato se risultano pertinenti e attribuibili.
  • Le istanze probatorie devono essere rivolte tempestivamente nel grado di giudizio utile e sostenute da documenti ufficiali: mere contestazioni generiche sull'errore di identificazione sono meno persuasive se vi sono rilievi dattiloscopici ed elementi documentali che collegano l'imputato agli alias.

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