Cassazione Penale, Sentenza n. 18862/2026 del 25/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, da parte del Pubblico Ministero, dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo che aveva annullato l'ordinanza del GIP di Trapani disponendo l'applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nei comuni di Trapani e Milazzo nei confronti di Anna Alba. Le censure riguardavano: (i) la qualificazione del fatto come frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), con l'affermazione che il Tribunale non avrebbe correttamente valutato che gran parte del costo del servizio (60-70%) gravava sull'ente pubblico e non sugli utenti; (ii) la configurabilità del reato di truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), sostenendo l'esistenza di obblighi di comunicazione delle avarie e di documentazione contrattuale (art. 9 e 12 del capitolato) omessi o falsificati, nonché il profitto e il danno subito dall'ente pubblico; (iii) errori nella valutazione delle esigenze cautelari (art. 274 lett. c c.p.p.), posto che, secondo il PM, sussisteva concreto pericolo di reiterazione criminosa data la persistenza di rapporti con la società e la stipula successiva di un contratto di collaborazione; (iv) criticità probatorie relative alla mancata considerazione di dichiarazioni di ispettori RINA e ufficiali della Capitaneria e alle intercettazioni rilevanti per la sicurezza dei passeggeri.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Ha ritenuto infondati i motivi dedotti, confermando la valutazione del Tribunale del riesame. In particolare: (a) sul profilo dell'art. 356 c.p. la Corte ha confermato l'orientamento secondo cui il reato di frode nelle pubbliche forniture non si applica alle concessioni di servizio in cui la prestazione è rivolta agli utenti finali e non direttamente all'ente appaltante; (b) sul profilo della truffa/aggravata, la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato l'insufficienza degli indizi circa la natura e la portata delle avarie (anche in assenza di consulenza tecnica) e l'assenza di prova che la segnalazione delle avarie avrebbe comunque legittimato la risoluzione e il danno per l'ente; (c) quanto alle esigenze cautelari in relazione ai reati di corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio, la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del Tribunale che ha preso in considerazione il tempo intercorso, il recesso dell'indagata da incarichi decisionali e il contesto (specularità delle posizioni dei pubblici ufficiali), escludendo il concreto pericolo di recidiva. La Corte ha inoltre ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione indiziaria in materia cautelare.
Norme richiamate
art. 356 c.p. (frode nelle pubbliche forniture)
La Corte applica il principio giurisprudenziale secondo cui il reato non si configura quando l'obbligato alla prestazione opera in regime di concessione di servizio pubblico e la prestazione è diretta agli utenti finali e non direttamente all'ente appaltante; dunque la nozione di "pubblica fornitura" non si estende ai rapporti di concessione.
art. 640-bis c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche)
Per ritenere sussistente il reato occorrono indizi adeguati circa l'obbligo di documentazione/comunicazione violato e la dimostrazione della portata delle avarie e del collegamento causale con il conseguimento indebito di erogazioni; in assenza di consulenza tecnica e di elementi che dimostrino il danno o il profitto, la gravità indiziaria può essere esclusa.
art. 319 c.p. (corruzione) e art. 321 c.p.
Il Tribunale aveva ritenuto sussistenti indizi per tali reati, ma la Cassazione ha ricordato che, anche se gli indizi sono ritenuti gravi, la valutazione delle esigenze cautelari è rimessa al giudice del riesame che deve valutare il concreto pericolo di reiterazione tenendo conto del tempo trascorso e della cessazione di ruoli operativi.
art. 326 c.p. (rivelazione di segreti d'ufficio)
Per la sussistenza della misura cautelare occorre valutare la concreta e attuale pericolosità dell'indagato anche alla luce della natura delle notizie rivelate, della fonte dell'obbligo di segretezza e della loro potenziale offensività; assenza di motivazione adeguata su tali punti può indebolire la richiesta cautelare.
art. 274 lett. c) c.p.p. (valutazione esigenze cautelari)
La Corte ha richiamato il principio secondo cui il giudice delle misure deve valutare 'in concreto' il pericolo di reiterazione e motivare adeguatamente tale valutazione; il sindacato di legittimità verifica l'adeguatezza e la congruenza della motivazione ma non sostituisce il giudizio di merito.
art. 568 comma 4 c.p.p. (inammissibilità per carenza di interesse)
La Cassazione ha ritenuto che il ricorso non fosse inammissibile per carenza di interesse, posto che il PM ha manifestato interesse a ottenere un ribaltamento della decisione cautelare.
Capitolato d'appalto (art. 9 e art. 12)
Il dibattito ha riguardato l'interpretazione degli obblighi contrattuali: il Tribunale ha ritenuto che dall'interpretazione del capitolato non emergesse un obbligo di comunicazione tale da integrare automaticamente il reato di truffa o di frode nelle pubbliche forniture; la prova di violazione e del nesso causale con il danno pubblico è richiesta a livello indiziario.
Giurisprudenza: Cass. Sez. 6, n. 28655 del 10/07/2025
Al fine di chiarire l'ambito applicativo dell'anorma incriminatrice, è utile evidenziare la differenza che si ha tra l'ipotesi della concessione di servizio e quella dell'appalto di servizi rivolta all'ente. ... neconsegue che l'eventuale inadempimento non potrà rilevare quale frode nelle pubbliche forniture, proprio perché la prestazione non è diretta all'ente.
La Corte di legittimità ha richiamato e seguito tale precedente per escludere l'applicabilità dell'art. 356 c.p. al caso di concessione di servizio: la distinzione tra appalto rivolto all'ente e concessione diretta agli utenti finali è decisiva.
Massime di principio
- Il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) non si applica automaticamente ai casi di concessione di servizi: occorre verificare se la prestazione era diretta all'ente pubblico contraente o agli utenti finali; in caso di concessione la norma rischia di non trovare applicazione.
- Per le fattispecie connessa ad erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.) la prosecuzione dell'azione penale e l'applicazione di misure cautelari richiedono indizi solidi circa l'obbligo contrattuale o normativo violato, la natura/entità del danno e il nesso causale con le somme pubbliche percepite; l'assenza di una consulenza tecnica può rendere inidonea la prova della rilevanza degli avvenimenti tecnici (avarie).
- In materia di misure cautelari personali, il giudice del riesame valuta concretamente il pericolo di reiterazione: elementi quali il tempo intercorso, il recesso dagli incarichi e la mancanza di contatti operativi attuali sono rilevanti e possono escludere la sussistenza del periculum libertatis.
- Il sindacato della Cassazione sulla valutazione indiziaria è limitato: si controlla l'adeguatezza e la congruenza della motivazione, non si procede a una nuova valutazione del merito degli indizi.
- Quando l'accusa si fonda su molteplici elementi indiziari, la valutazione deve essere unitaria: il giudice non deve 'parcellizzare' senza verificare se gli elementi, considerati nel loro insieme, raggiungono la gravità indiziaria richiesta per la misura cautelare.
- Le intercettazioni e le dichiarazioni testimoniali richiedono supporto probatorio tecnico (es. consulenza per valutare le avarie e la loro incidenza sulla sicurezza) se da esse si vuole dedurre una compromissione della sicurezza del servizio; altrimenti il loro valore indiziario può risultare insufficiente.
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