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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45321/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ceccio impugnava la sentenza d'appello che lo aveva confermato condannato per più reati (tra cui associazione a delinquere, appropriazione indebita, tentata ...). I motivi principali: 1) vizio di motivazione per manifesta illogicità e mancata risposta alle censure in punto di delitto associativo e al ruolo verticistico a lui attribuito; 2) carenza di motivazione circa i reati indicati ai capi (derubricazione invocata da riciclaggio a ricettazione); 3) censure sul trattamento sanzionatorio (sussistenza della recidiva, diniego delle attenuanti generiche, entità della pena e aumento per continuazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che si trattasse di una "doppia conforme" e che la Corte d'appello avesse esaminato le censure con criteri omogenei a quelli del primo giudice, richiamando e integrando la motivazione del Tribunale. La motivazione è stata ritenuta adeguata e non macroscopicamente viziata: l'esistenza dell'associazione a delinquere è stata ritenuta provata da intercettazioni, documenti, servizi di osservazione e reiterazione dei reati; il ruolo direttivo di Ceccio è desumibile dalle direttive emerse nelle intercettazioni e dagli accertamenti sul suo computer; le censure relative a derubricazione del riciclaggio, alla recidiva, al diniego delle attenuanti e all'aumento per continuazione sono state giudicate infondate. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.L. n.137/2020, art. 23 comma 8 (convertito nella L. 18/12/2020 n.176) e modifiche successive

    La norma è richiamata per spiegare che il procedimento è stato trattato con contraddittorio scritto ai sensi delle disposizioni emergenziali e delle successive modifiche di vigenza; non incide sulla valutazione di merito ma sul rito del dibattimento in cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Consente il controllo di legittimità sulla motivazione; la Corte ricorda i limiti del sindacato in cassazione, richiedendo vizi di motivazione di macroscopica evidenza per l'accoglimento del motivo.

  • art. 416 c.p.

    Norma sull'associazione a delinquere: la Corte afferma che la sussistenza del reato associativo può essere desunta anche dalla reiterazione e dalle modalità esecutive dei reati commessi nell'ambito di un programma criminoso, senza bisogno di una struttura complessa.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento e possibili sanzioni in favore della Cassa delle Ammende in caso di ricorso inammissibile o irrituale; la Corte ha applicato tale disposizione condannando il ricorrente al pagamento di €3.000,00.

Massime di principio

  • La 'doppia conforme' (concordanza motivazionale tra primo e secondo grado) rende più difficile il successo del ricorso per cassazione: se l'appello si limita ad argomentazioni già affrontate, la Cassazione tende a ritenere adeguata la motivazione complessiva
  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato: devono emergere vizi macroscopici (manifesta illogicità, contraddittorietà o insufficienza) percepibili ictu oculi per ottenere la cassazione
  • In tema di associazione a delinquere, la prova può essere desunta dalla molteplicità, dalla reiterazione e dalle modalità dei reati commessi nell'ambito di un programma criminoso, anche in assenza di una struttura complessa
  • La richiesta di derubricazione (es. da riciclaggio a ricettazione) richiede contestazioni specifiche e puntuali e, se generiche, difficilmente porterà a riforma in sede di legittimità
  • Sul tema della recidiva, delle attenuanti e della quantificazione della pena la cassazione valuta l'adeguatezza della motivazione di merito: se questa è circostanziata e coerente, il sindacato è restrittivo
  • Ricorsi generici e privi di specificità sui punti decisivi comportano elevata probabilità di inammissibilità e possono determinare condanne alle spese e sanzioni (art. 616 c.p.p.)

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