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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37404/2023 del 13/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dalla parte civile avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva assolto Di Cara dall'imputazione di diffamazione aggravata (art. 595, comma 3, cod. pen.). Il ricorso articolava due motivi: (1) violazione di legge e errata applicazione della scriminante dell'esercizio del diritto di critica (art. 51 cod. pen.) e degli artt. 51 e 595 c.3, nonché mancato rispetto dei criteri di valutazione della prova (art. 192 cod. proc. pen.) e dell'obbligo di motivazione (art. 125 cod. proc. pen.), lamentando valutazione superficiale delle risultanze probatorie e errata ricostruzione del contesto (temporalità e natura politica degli articoli); (2) vizio di motivazione per contraddittorietà e manifest illogicità nella valutazione della scriminante.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato un errore di diritto nella motivazione circa l'elemento soggettivo connesso alla scriminante, ma lo ha ritenuto privo di incidenza sul dispositivo e lo ha rettificato ex art. 619 c.1 cod. proc. pen. La Corte ha confermato i principi di giurisprudenza sulla portata del diritto di critica (possibilità di toni aspri entro limiti di pertinenza, proporzionalità e supporto fattuale) e ha ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito sufficienti riscontri probatori (deposizioni di Bartolone e Cacopardo) per ricondurre le espressioni dell'imputato al contesto di una contrapposizione politica. Ha inoltre osservato che le frasi contestate (es. ex Don Camillo, pretino) non possono considerarsi inutilmente umilianti e gravemente infamanti. La pronuncia ha ricordato il limite del sindacato di legittimità sulle motivazioni di merito: solo vizi macroscopicamente evidenti giustificano annullamento per travisamento della prova. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La libertà di critica politica è protetta anche se espressa con toni aspri, purché le espressioni siano pertinenti al tema, proporzionate e funzionali alla costruzione del giudizio critico; non è automaticamente diffamazione il linguaggio duro se contestualizzato.
  • Per applicare la scriminante del diritto di critica occorre, quando la critica poggia su fatti storici, un 'sufficiente riscontro fattuale' o una ragionevole convinzione della veridicità dei fatti posti a fondamento della critica.
  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione di merito è limitato: la Cassazione interviene solo per vizi di motivazione macroscopicamente evidenti o travisamento decisivo della prova; le contestazioni meramente alternative o di apprezzamento del merito sono inammissibili.
  • L'assoluzione può essere pronunciata anche per il dubbio (art. 530 c.3 cod. proc. pen.), e una valutazione che esprima dubbi sulla sussistenza della scriminante può comunque fondare l'assoluzione.
  • Le parti che promuovono ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono essere condannate alle spese e a sanzioni (art. 616 cod. proc. pen.), come deterrente alla proposizione di gravami temerari.

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