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Cassazione Penale, Ordinanza n. 25011/2026 del 03/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto dall'imputato avverso la sentenza della corte di appello che aveva confermato la condanna per rapina. Con il primo motivo si denunciavano violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 500, comma 4, c.p.p., contestando la decisione del tribunale di acquisire al fascicolo dibattimentale la querela e le dichiarazioni predibattimentali della persona offesa, ritenendo insussistenti i presupposti delle indebite pressioni esterne. Con il secondo motivo si contestava la motivazione sulla riconduzione della rapina all'imputato, sostenendo sostanzialmente un'erronea valutazione delle prove. Con il terzo motivo si censurava il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenuto non adeguatamente motivato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non consentito in sede di legittimità perché sostanzialmente riproduttivo di doglianze già esaminate e disattese in appello, mentre la corte territoriale aveva logicamente desunto l'esistenza di pressioni esterne sulla persona offesa. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile perché mirava a una nuova valutazione del materiale probatorio senza evidenziare specifici travisamenti. Il terzo motivo è stato giudicato non consentito e manifestamente infondato, poiché la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche era sufficiente e fondata su elementi rilevanti, quali le modalità della condotta, la vulnerabilità della vittima e i numerosi precedenti penali dell'imputato per reati gravi. Conseguentemente, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 500, comma 4, c.p.p.

    consente l'acquisizione al fascicolo dibattimentale della querela e delle dichiarazioni predibattimentali della persona offesa quando il giudice ravvisi indebite pressioni esterne che ne abbiano condizionato le precedenti dichiarazioni.

  • art. 62-bis c.p.

    il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo se il giudice motiva richiamando gli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti, senza dover confutare singolarmente tutti gli elementi favorevoli dedotti dalle parti.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito proporre censure che si risolvano nella mera riproposizione di questioni già devolute e motivatamente respinte in appello, quando la decisione di merito sia sorretta da motivazione non illogica.
  • Il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una rivalutazione del compendio probatorio o una nuova lettura delle fonti di prova, salvo che venga dedotto uno specifico travisamento delle emergenze processuali.
  • L'acquisizione al fascicolo dibattimentale delle dichiarazioni della persona offesa rese nella fase delle indagini è legittima quando il giudice di merito accerti, con motivazione congrua, la presenza di indebite pressioni esterne che giustifichino tale acquisizione.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è sufficientemente motivato quando il giudice faccia riferimento agli elementi decisivi o comunque rilevanti del caso concreto, essendo superflua la confutazione analitica di ogni argomento favorevole all'imputato.
  • La gravità delle modalità della condotta e i precedenti penali specificamente valorizzati dal giudice di merito possono costituire base sufficiente per negare le attenuanti generiche.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRapinaPena e commisurazione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonioParte generale
IstitutiNullità processuale

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