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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45551/2022 del 01/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Giudice per l'udienza preliminare di Benevento, nell'udienza del 25/05/2022, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 33-sexies c.p.p. perché procedesse con citazione diretta a giudizio per il reato ex art. 5 d.lgs. n. 74/2000 relativo alle annualità 2015-2017. Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza sostenendo che il GUP aveva errato nel fare riferimento alla pena in vigore al momento del fatto (4 anni), mentre la disciplina rilevante ai fini dell'art. 550 c.p.p. è la legge vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (tempus regit actum): dopo le modifiche introdotte dal d.l. n. 124/2019 (conv. L. n. 157/2019) la pena massima era di cinque anni, il che esclude la procedibilità con citazione diretta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, accogliendo le ragioni del Procuratore. Ha affermato che al momento dell'esercizio dell'azione penale la pena massima prevista per il reato era pari a cinque anni e, quindi, non erano sussistenti i presupposti per la citazione diretta ai sensi dell'art. 550 c.p.p. L'ordinanza del GUP è stata dichiarata abnorme e quindi annullata senza rinvio; gli atti sono stati trasmessi al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Benevento affinché si proceda con l'udienza preliminare. La decisione si è richiamata espressamente al principio espresso dalle Sezioni Unite (sentenza n. 37502/2022, Scarlini).

Norme richiamate

  • art. 5 d.lgs. n. 74/2000 (modificato dal d.l. n. 124/2019, conv. L. n. 157/2019)

    La modifica normativa ha innalzato la pena massima applicabile al reato in questione a cinque anni di reclusione; tale nuovo massimo è rilevante ai fini della valutazione della procedibilità al momento dell'esercizio dell'azione penale.

  • art. 550 cod. proc. pen.

    Consente l'esercizio dell'azione penale mediante citazione diretta quando la pena non supera, nel massimo, i quattro anni di reclusione. Tale riferimento alla soglia dei quattro anni va valutato rispetto alla legge vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum).

  • art. 33-sexies cod. proc. pen.

    Autorizza il GUP, investito della richiesta di rinvio, a restituire gli atti al pubblico ministero per la citazione diretta; tuttavia la restituzione è 'abnorme' se fondata su un errore di diritto che impone al PM un atto contra legem.

  • Sentenza Sezioni Unite n. 37502 del 28/04/2022 (Scarlini)

    Precisazione di principio secondo cui, in tema di citazione diretta ex art. 550 c.p.p., il riferimento alla pena massima è 'fisso' e deve essere determinato con la legge vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale; un'ordinanza del GUP che disponga restituzione degli atti basandosi su diverso criterio è abnorme e annullabile.

Massime di principio

  • Per valutare la legittimità della citazione diretta ex art. 550 c.p.p. va considerata la pena massima prevista dalla legge al momento dell'esercizio dell'azione penale (tempus regit actum), non quella vigente al tempo del fatto.
  • Se, al momento dell'esercizio dell'azione penale, la pena massima supera il limite di quattro anni stabilito dall'art. 550 c.p.p., la procedura corretta è la richiesta di rinvio a giudizio e non la citazione diretta.
  • L'uso dell'art. 33-sexies c.p.p. per restituire gli atti al PM è abnorme quando si basa su un errore di diritto rilevabile (es. valutazione errata della pena applicabile) e può essere annullato senza rinvio dalla Cassazione.
  • Le pronunce delle Sezioni Unite sul punto hanno valore vincolante e devono guidare l'interpretazione delle soglie di procedibilità per la citazione diretta.
  • L'annullamento senza rinvio è lo strumento previsto quando l'atto impugnato è abnorme e la sua prosecuzione determinerebbe un'attività processuale contra legem o la stasi del procedimento; in tali casi gli atti sono rimessi al GUP per celebrare l'udienza preliminare.
  • La difesa può ancora far valere questioni sostanziali (es. regimi di favore o norme più favorevoli nel tempo), ma ciò non altera il criterio processuale per stabilire la procedibilità al momento dell'esercizio dell'azione penale.

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