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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12520/2023 del 24/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Napoli (26/01/2021) che, riformando la pronuncia di primo grado, aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione e condannato il ricorrente al risarcimento dei danni per diffamazione relativa a un video pubblicato su YouTube. Sono stati dedotti due motivi: (1) violazione di legge in relazione agli artt. 576 e 597 c.p.p., sostenendo che l'appello proposto solo dalla parte civile non poteva modificare le statuizioni penali pronunciate in primo grado (assoluzione perché il fatto non sussiste); (2) errata esclusione dell'esimente dell'esercizio del diritto di critica (satira), dal momento che il video era un'espressione satirica e paradossale finalizzata a denunciare il disagio lavorativo e non a ledere gratuitamene la reputazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il secondo motivo fondato: ha riconosciuto che le espressioni del ricorrente rientravano nell'esimente dell'esercizio del diritto di critica nella forma della satira (tenendo conto del linguaggio simbolico e paradossale e del contesto di malessere lavorativo), ha pertanto escluso la offensività penalmente rilevante della condotta e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Dall'accoglimento del motivo deriva l'assoluzione del ricorrente con conseguente inefficacia della statuizione di condanna al risarcimento; inoltre la Corte ha disposto la mancata liquidazione delle spese richieste dalla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 595, terzo comma, cod. pen.

    Norma sostanziale contestata (diffamazione). La Corte ha valutato la materialità/offensività delle frasi e ha escluso la rilevanza penale alla luce dell'esimente del diritto di critica/satira.

  • art. 576 cod. proc. pen.

    Norma relativa alla legittimazione ad impugnare delle parti civili. La sentenza richiama che la parte civile può proporre appello ai soli effetti civili, ma ciò non impedisce in astratto al giudice di appello di pronunciarsi incidentalmente su questioni penali strettamente necessarie per la decisione civile; il motivo relativo è comunque stato assorbito dopo l'accoglimento del secondo motivo.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo di doglianza insieme all'art. 576 c.p.p.; la pronuncia di legittimità evidenzia i limiti dell'appello della sola parte civile ma, per l'esito del caso concreto, l'annullamento senza rinvio ha reso superflua una pronuncia estesa sulla questione.

  • art. 51 cod. pen.

    Norma sull'esimente dell'esercizio di un diritto o del dovere. La Corte ha applicato il principio secondo cui la critica, se espressa con modalità satiriche e nel rispetto dei valori fondamentali, può rientrare nell'esimente prevista dall'art. 51, escludendo la rilevanza penale delle espressioni contestate.

Massime di principio

  • La satira e il linguaggio paradossale vanno valutati nel loro contesto: il requisito della continenza espressiva si interpreta tenendo conto delle caratteristiche proprie della satira (simbolismo, paradosso) e non con il metro consueto della correttezza espressiva.
  • Il giudice di legittimità può valutare in prima battuta la materialità e l'offensività delle espressioni contestate in tema di diffamazione e pronunciare, se del caso, sentenza di assoluzione quando l'esimente sia configurabile.
  • Quando l'espressione offensiva è funzionale a denunciare condizioni collettive (es. malessere lavorativo) e non appare come aggressione personale gratuita, è più agevole ricondurla nei limiti della critica legittima.
  • L'appello proposto dalla sola parte civile è ammesso ai soli effetti civili, ma il giudice dell'impugnazione può comunque affrontare questioni penali incidentalmente necessarie per la decisione civile; tuttavia le statuizioni penali fondamentali restano intangibili in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero.
  • L'accoglimento dell'esimente comporta, nei casi concreti, anche l'annullamento senza rinvio delle statuizioni impugnate quando la decisione di merito si fondi su errata esclusione dell'esimente.

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