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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24406/2022 del 24/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'appello di Torino per vizio di motivazione. Si censura che la Corte territoriale abbia omesso o travisato dati probatori rilevanti (verbali di arresto e sequestro, narcotest, strumenti per il confezionamento e frazionamento delle dosi, messaggi WhatsApp) che, valorizzati dal Tribunale, indicavano una condotta di cessione e non mera detenzione per uso personale; inoltre la Corte avrebbe formulato valutazioni apodittiche sulla natura e capacità della sostanza sequestrata senza disporre la perizia istruttoria prevista e ha attribuito indebita valenza probatoria alla restituzione del denaro sequestrato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ritenuto fondati i vizi denunciati. Ha ritenuto insufficiente e carente la motivazione della Corte d'appello, sia sul piano della cosiddetta "motivazione rafforzata" richiesta quando l'appello ribalta una condanna, sia per la mancata verifica tecnico-scientifica (perizia) circa qualità e capacità della sostanza sequestrata e per la mancata valutazione adeguata degli indici di destinazione a terzi (quantitativi, confezionamento, bilancino, messaggistica). Ha inoltre censurato l'erronea valorizzazione della restituzione del denaro. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata ad altra Sezione della Corte d'appello di Torino per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma fattuale in relazione al reato contestato (illecita detenzione di stupefacenti). La Cassazione richiama il riferimento normativo cui era ascritta la condotta ma censura la mancata adeguata prova della destinazione e della natura/quantità trattata dalla Corte territoriale.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 17

    Citato come norma relativa alle autorizzazioni per possesso/uso; evocato nei fatti dedotti dall'accusa (mancanza dell'autorizzazione).

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 75, comma 1-bis

    Fornisce i parametri (quantitativi e circostanze di fatto: modalità di presentazione, peso lordo, confezionamento frazionato, ecc.) per determinare se la detenzione sia destinata all'uso esclusivamente personale; la Corte di Cassazione richiede che tali parametri siano effettivamente valutati per escludere l'uso personale e accertare la rilevanza penale.

  • codice di procedura penale, art. 603, comma 3

    Riferito al potere/dovere del giudice di appello di disporre consulenze/perizie quando necessario per decidere; la Cassazione indica che, se mancano accertamenti sulle caratteristiche della sostanza, il giudice di appello avrebbe dovuto disporre perizia anche nell'eventualità del rito abbreviato.

  • codice di procedura penale, art. 441, comma 5

    Richiamato in ordine alla possibilità di integrazione probatoria anche nel rito abbreviato; la giurisprudenza citata ammette che il giudice debba valutare l'incompletezza delle indagini e disporre l'integrazione istruttoria.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 14800 del 21/12/2017 (ricorrente Troise)

    Principio per cui il giudice d'appello che riformi in senso assolutorio non è obbligato a rinnovare l'istruzione dibattimentale ma deve fornire motivazione puntuale e adeguata, riassumendo se necessario la prova dichiarativa decisiva; impone dunque motivazione rinforzata in caso di ribaltamento.

  • Sez. 2, n. 41784 del 18/07/2018

    Conferma il principio della necessità di motivazione rafforzata e che l'appello non può limitarsi a constatare l'assenza di prove quando tali prove siano comunque acquisibili mediante i poteri istruttori del giudice d'appello.

  • Sez. 6, n. 17360 del 13/04/2021

    Affermata la possibilità di integrazione probatoria nell'ambito del rito abbreviato e che la scelta del rito non impedisce al giudice di ordinare ulteriori accertamenti se gli atti sono incompleti ai fini decisionali.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello che rovescia una condanna deve fornire una motivazione 'rafforzata', con chiara e puntuale valutazione delle prove decisive; l'assenza di rinnovazione istruttoria non esonera dall'obbligo di spiegare il diverso apprezzamento probatorio.
  • Se sussistono dubbi rilevanti sulla natura, qualità o quantità della sostanza sequestrata, il giudice deve disporre una perizia tecnico-scientifica (art. 603 c.3) prima di escludere la responsabilità penale.
  • Gli indici di destinazione a terzi (quantità rispetto ai limiti ministeriali, confezionamento frazionato, bilancino, strumenti per il taglio/confezionamento, messaggi e contatti) devono essere valutati complessivamente e la decisione motivata sul perché tali elementi siano ritenuti insufficienti o convincenti.
  • La mera restituzione di denaro sequestrato non prova di per sé che la condotta fosse limitata alla detenzione per uso personale; il suo rilievo probatorio deve essere adeguatamente contestualizzato.
  • Nel rito abbreviato il giudice resta comunque titolato a integrare il compendio probatorio; la scelta del rito non crea un 'blindspot' che impedisca l'acquisizione di prove necessarie per la decisione.
  • Quando è disposta la confisca o la distruzione di stupefacenti, occorre che la qualità e la quantità degli stessi siano determinate con adeguata prova tecnica.
  • Se la motivazione della Corte territoriale è manifestamente lacunosa o contraddittoria rispetto agli elementi probatori, la Cassazione annullerà con rinvio per un nuovo giudizio.

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