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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24370/2022 del 24/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 6/10/2021 che aveva dichiarato il non luogo a provvedere sul reclamo avverso il decreto di espulsione del 20/01/2021 (eseguito l'11/06/2021). Il Tribunale aveva ritenuto che, per effetto dell'esecuzione dell'espulsione, il ricorrente fosse privo di legittimazione a proporre reclamo. Il ricorrente deduceva che il divieto di ritorno in Italia, connesso all'espulsione, costituiva una limitazione persistente della libertà di circolazione e pertanto sussisteva un interesse attuale e concreto alla revoca della misura.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, affermando che l'interesse ad impugnare va valutato in termini utilitaristici (finalità negativa di rimuovere uno svantaggio e positiva di ottenere una decisione più favorevole). Ha stabilito che l'interesse deve essere immediato, concreto e attuale sia al momento della proposizione del gravame sia al momento della decisione. Poiché il divieto di ritornare in Italia rimaneva una limitazione persistente della libertà di circolazione del ricorrente, questi conservava interesse alla revoca della misura. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza di Roma, conformemente ai principi enunciati.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico immigrazione), art. 16, comma 5

    Il riferimento è al provvedimento di espulsione adottato ai sensi della norma; la Corte rileva che l'espulsione con divieto di ritorno determina una limitazione persistente della libertà di circolazione che legittima l'impugnazione.

  • codice di procedura penale, art. 568, comma 4

    L'articolo è richiamato nella nozione di interesse ad impugnare; la Corte interpreta l'interesse come requisito utilitaristico (finalità negativa e positiva) che deve essere immediato, concreto e attuale sia alla proposizione sia alla decisione del gravame.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U, n. 6624 del 27/10/2011, Marinaj; Sez. 1, n. 8763 del 25/11/2016, Attanasio)

    Richiamate come principi consolidati: l'interesse ad impugnare non si basa sulla sola soccombenza ma sulla utilità processuale; l'interesse deve essere valutato nella sua persistenza fino alla decisione.

Massime di principio

  • L'esecuzione di un provvedimento di espulsione non elimina automaticamente l'interesse del destinatario a impugnare: se permane una limitazione (es. divieto di ritorno) sussiste interesse attuale e concreto.
  • L'interesse ad impugnare nel processo penale va valutato in chiave utilitaristica: deve mirare a rimuovere uno svantaggio concreto o a conseguire un'utilità effettiva per il ricorrente.
  • La sussistenza dell'interesse deve essere verificata sia al momento della proposizione dell'impugnazione sia al momento della decisione; un mutamento di fatto o di diritto può influire sulla legittimazione ma la mera esecuzione non è sufficiente a escluderla se restano effetti lesivi.
  • Il giudice che dichiara l'assenza di legittimazione a ricorrere deve fornire un percorso argomentativo esaustivo che spieghi perché l'interesse non persiste; la carenza di motivazione può determinare l'annullamento in Cassazione.
  • Quando l'impugnazione può portare alla revoca di una misura che impedisce il ritorno o limita diritti fondamentali, il ricorrente ha titolo a proporre il gravame anche dopo l'esecuzione del provvedimento.
  • In casi simili è opportuno per il difensore evidenziare specificamente le conseguenze patrimoniali/di libertà e il carattere persistente delle restrizioni per dimostrare l'attualità dell'interesse all'impugnazione.

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