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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5837/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha chiesto che fosse dichiarata l'inesistenza dell'ordinanza n. 23192/23 emessa dalla Corte di Cassazione il 20/04/2023 (con la quale era stata dichiarata inammissibile il ricorso di RIDOLFI) e l'annullamento senza rinvio della sentenza della Corte d'Appello di Roma del 13/04/2022, in quanto il condannato era deceduto il 31/03/2023 prima della pronuncia di inammissibilità: per effetto della morte del reo il reato si è estinto (art. 150 c.p.) e la pronuncia successiva alla morte è inesistente e va revocata dal giudice che l'ha pronunciata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha revocato l'ordinanza n. 23192/23 del 20/04/2023 e ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 13/04/2022 per essere il reato estinto per morte dell'imputato. La Corte ha inoltre affermato che la dichiarazione di inesistenza della pronuncia deve essere resa dallo stesso giudice che l'ha emessa (anche con riferimento alla competenza), e ha richiamato l'obbligo dei giudici di accertare lo stato in vita dell'imputato.

Norme richiamate

  • art. 150 cod. pen.

    La morte dell'imputato estingue il reato e rende inesistenti le pronunce successive alla sua morte; tale estinzione impone l'annullamento della condanna.

  • artt. 599-bis e 605 cod. proc. pen.

    art. 599-bis e art. 605 c.p.p.

    Norme richiamate in relazione alla applicazione della pena concordata in sede di merito (patteggiamento e relative disposizioni procedurali); non determinanti per la soluzione sulla estinzione per morte, ma contestualizzano la sentenza di merito impugnata.

  • art. 665, commi 2 e 3, cod. proc. pen.

    art. 665, commi 2 e 3 c.p.p.

    Regola la distinzione tra giudice che ha pronunciato la decisione e giudice dell'esecuzione; spiega perché la revoca di una pronuncia deve avvenire nel giudice che l'ha deliberata e non sempre dal giudice dell'esecuzione.

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Procedura di revoca/annullamento delle pronunce della Corte di Cassazione; la Corte può revocare la propria decisione anche d'ufficio quando la tardiva conoscenza della morte dell'imputato è equiparata a errore materiale o di fatto.

Massime di principio

  • Se l'imputato muore prima di una pronuncia di impugnazione, le decisioni emesse dopo la morte sono inesistenti e devono essere revocate; il reato si estingue ai sensi dell'art. 150 c.p.
  • La dichiarazione di inesistenza o la revoca di una pronuncia spettano al medesimo giudice che ha emesso la pronuncia (anche se, in concreto, il procuratore dell'esecuzione deve chiedere la trasmissione degli atti al giudice competente quando occorre).
  • La Corte di Cassazione ha il potere/dovere di revocare le proprie decisioni che siano intervenute dopo la morte dell'imputato; tale revoca può avvenire anche d'ufficio richiamando la procedura di cui all'art. 625-bis c.p.p.
  • In pratica, chi rileva la morte dell'imputato (es. Procura subordinata all'esecuzione) deve documentarla e chiedere al giudice competente (o chiedere la trasmissione degli atti al giudice che ha pronunciato) la declaratoria di inesistenza della pronuncia e l'annullamento della sentenza per estinzione del reato.
  • I giudici penali hanno l'obbligo, come condizione di procedibilità, di accertare lo stato in vita dell'imputato; la mancata conoscenza della morte può essere considerata un errore giustificativo della successiva pronuncia e giustifica la revoca.

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