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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33384/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza di conferma del sequestro preventivo di €252.000 rinvenuti occultati nell'abitazione familiare, deducendo violazione di legge (art.125, 321 c.p.p., artt.648 e 648-bis c.p.) per eccesso di congetture e contraddittorietà motivazionale. Contestava che il denaro non potesse essere ritenuto provento di traffico di stupefacenti né integrasse automaticamente il reato di riciclaggio/ricettazione in assenza di condotte tipiche e di prova che ella fosse consapevole della provenienza illecita o del nascondiglio

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato il fumus del reato presupposto (traffico di stupefacenti) collegando l'ingente somma, il suo occultamento e la mancanza di giustificazioni alla situazione personale e ai precedenti penali del marito (Marrone). Ha inoltre condiviso l'indizio di responsabilità in capo alla Porchi, quantomeno per dolo eventuale nel reato di riciclaggio o in alternativa per ricettazione, alla luce dell'entità della somma, delle modalità di occultamento, della convivenza con il soggetto condannato e dell'assenza di redditi e di spiegazioni plausibili. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamata in relazione ai limiti del sindacato in Cassazione sui provvedimenti cautelari: la verifica è circoscritta alle violazioni di legge e all'assenza o apparenza della motivazione, non al riesame completo dei fatti

  • art. 321 c.p.p.

    Richiamato nel quadro delle impugnazioni degli atti cautelari e delle modalità con cui deve essere motivata la decisione del giudice del riesame

  • art. 648 c.p.

    Ricettazione: la sentenza valuta la necessità di elementi indiziari che colleghino la cosa (denaro) a una provenienza delittuosa; in concreto si è ritenuto che gli elementi fattuali permettessero di configurare almeno il fumus anche per ricettazione

  • art. 648-bis c.p.

    Riciclaggio: la Corte conferma che il dolo può essere nella forma del dolo eventuale e che l'accertamento del fumus richiede individuazione del tipo di reato presupposto (qui traffico di stupefacenti) senza necessità di ricostruirne integralmente tutti gli elementi fattuali

Massime di principio

  • Il mero ritrovamento di ingenti somme di denaro non è automaticamente sufficiente per la misura cautelare, ma diventa rilevante se collegato ad altri elementi (modalità di occultamento, suddivisione in mazzette, assenza di fonti reddituali, relazione con soggetti con precedenti per reati pertinenti)
  • La presenza di precedenti del convivente/autore di reato e la custodia del denaro nell'abitazione familiare rafforzano il fumus che il denaro sia provento di reato e possono giustificare il sequestro preventivo
  • Per il reato di riciclaggio il dolo può essere anche eventuale: se l'agente si rappresenta la possibilità della provenienza illecita e la accetta, sussiste il requisito soggettivo
  • In sede di Cassazione il sindacato sui provvedimenti cautelari reali è limitato a violazioni di legge e a motivazione assente o meramente apparente; non è ammesso un libero riesame probatorio dei fatti
  • La difesa che intenda contrastare un sequestro di denaro deve offrire elementi concreti e plausibili che giustifichino la provenienza lecita (documentazione sui redditi, servizi di banca, spiegazioni credibili sull'origine e sulla detenzione), altrimenti la giurisprudenza può ritenere sussistente il fumus anche in presenza di elementi indiziari

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