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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48867/2023 del 07/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 17/01/2023 che aveva respinto l'opposizione ex art. 667, comma 4, c.p.p. avverso l'ordinanza del 03/05/2022 con cui era stata disposta, ai sensi dell'art. 240-bis c.p., la confisca di euro 56.452,09 e di euro 800, somme già sequestrate con decreto del 16/03/2011. Il ricorrente ha dedotto: a) errore nel ritenere che non fosse "avente diritto" alla restituzione nonostante la piena riferibilità del conto e del libretto; b) mancata applicazione del criterio della "ragionevolezza temporale" rispetto ai reati per i quali era stato condannato (cessioni di 12 g e 10 g di cocaina nel 2007-2008), ossia che il divario temporale tra reato e acquisizione dei beni sarebbe tale da rendere irragionevole la presunzione di provenienza illecita; c) mancata valutazione della sproporzione tra disponibilità e redditi del nucleo familiare, stante che molti accrediti deriverebbero da sussidi agricoli, commercializzazione del sughero e vendita al dettaglio (anche in nero) di latte e formaggi; d) sovrapposizione parziale della somma confiscata con altro sequestro preventivo/convertito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi: (i) per ottenere la restituzione non è sufficiente provare la riconducibilità materiale del conto al ricorrente, ma occorre dimostrare di essere titolato alla restituzione in termini di legittima provenienza delle somme; (ii) il criterio della "ragionevolezza temporale" non è stato violato perché la condotta illecita risale al 2007-2008 e le disponibilità sequestrate erano state acquisite entro il marzo 2011, per cui non si configurava un divario cronologico di "molti anni" tale da rendere irragionevole la presunzione di origine illecita; (iii) ai fini della valutazione della sproporzione non possono essere computati redditi frutto di attività evasive o di fonte illecita, pertanto gli accrediti riconducibili ad attività in nero non potevano essere assunti a giustificazione della lecita provenienza; (iv) la parziale sovrapposizione con altro sequestro non invalida la confisca, essendo questione di eseguibilità pratica tra provvedimenti. È stata altresì disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'opposizione in sede di esecuzione contro i provvedimenti del giudice dell'esecuzione; nel caso, l'opposizione proposta dal condannato è stata esaminata e respinta.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Disposizione sulla confisca "allargata" o per sproporzione: può essere applicata quando il giudice della cognizione non ha provveduto sulla destinazione delle somme in sequestro; la Corte ha confermato l'applicabilità rispetto alle somme sequestrate al ricorrente.

  • Sez. 2, Sentenza n. 3788 del 11/09/2019 (Papis)

    Giurisprudenza che afferma che per ottenere la restituzione di un bene sequestrato non basta dimostrare la riferibilità materiale al soggetto, ma occorre provare il titolo alla restituzione e la lecita provenienza.

  • Sez. U, Sentenza n. 27421 del 25/02/2021 (Crostella)

    Definisce il principio della "ragionevolezza temporale": la presunzione di derivazione illecita si estende solo se il momento di acquisizione del bene non sia "talmente lontano" dal reato-spia da renderne irragionevole la connessione; un divario cronologico di molti anni può incidere sulla costituzionalità e ragionevolezza della confisca allargata.

  • Sez. 2, Sentenza n. 6587 del 12/01/2022 (Cuku)

    Principio secondo cui, nella valutazione della sproporzione tra disponibilità e redditi, non si possono considerare redditi provenienti da attività evasive o illecite; solo redditi di fonte certa e lecita possono essere presi in considerazione.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese del procedimento a carico della parte soccombente; applicata in sede di cassazione a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • La mera riconducibilità materiale di un conto o di un bene al soggetto non è sufficiente per ottenere la restituzione: il ricorrente deve provare la lecita provenienza e il proprio titolo alla restituzione.
  • La "confisca allargata" richiede un giudizio di ragionevolezza temporale: se il momento di acquisizione dei beni non è separato da "molti anni" rispetto al reato-spia, la presunzione di origine illecita può ritenersi fondata; un lungo intervallo cronologico può invece indebolire tale presunzione.
  • Nel confronto tra disponibilità patrimoniali e redditi ai fini della confisca per sproporzione devono essere considerati solo i redditi di fonte certamente lecita; redditi derivanti da attività evasive non possono essere usati a giustificazione della provenienza lecita dei fondi.
  • La sovrapposizione materiale tra più provvedimenti cautelari o di confisca non annulla automaticamente i provvedimenti: la questione rileva principalmente in termini di eseguibilità e concorso tra provvedimenti.
  • L'onere probatorio grava sul ricorrente-opponente: per ottenere la restituzione o escludere la confisca è necessario fornire prove documentali e tracciabili della lecita origine delle somme.

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