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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48762/2023 del 07/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per nullità della sentenza per errore nella indicazione del difensore d'ufficio: la notifica era stata inviata a "Valentina Angeli" anziché ad "Angela Valentini", con la censura che ciò avrebbe determinato nullità della sentenza e la mancata motivazione da parte della Corte d'appello sul punto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Dall'esame degli atti è risultato che la notifica era stata inviata al corretto indirizzo PEC della effettiva destinataria (Avv. Angela Valentini), sicché l'errore nella indicazione del nome è stato ritenuto un mero lapsus non idoneo a generare equivoco o pregiudizio per un professionista diligente. La Cassazione ha inoltre ritenuto che il vizio processuale, pur non valutato dalla Corte d'appello, poteva essere rilevato d'ufficio in sede di legittimità. In conseguenza dell'inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 474 c.p.

    Richiamato nel procedimento di merito in relazione alla declaratoria di estinzione del reato per prescrizione; interpretato come norma sostanziale rilevante per la decisione d'appello sul merito.

  • art. 23 comma 8 D.L. 137/2020

    Norma richiamata come base per il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto; attesta la modalità procedurale utilizzata per la trattazione del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali e per l'irrogazione, per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, della somma in favore della cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza Sez. U. (ex multis, Policastro, n. 42792/2001; Filardo, n. 24591/2020)

    Ribadito il principio che la Corte di cassazione è giudice anche del fatto con riferimento a questioni processuali e può esaminare direttamente gli atti per valutare l'effettiva ricezione delle notifiche e l'esistenza di pregiudizio.

Massime di principio

  • Un errore materiale nella indicazione del nominativo del difensore in un atto di notifica può essere superabile se risulta provata l'effettiva ricezione dello stesso al recapito corretto (ad es. PEC): il mero lapsus nominativo non comporta automaticamente nullità
  • Per dichiarare la nullità di una sentenza per vizio di notifica è necessario dimostrare l'equivoco o il pregiudizio concreto per la difesa; l'assenza di tale prova rende la censura manifestamente infondata
  • La Corte di cassazione può esaminare d'ufficio e decidere questioni di natura processuale anche quando la Corte d'appello non si sia pronunciata sul profilo, purché la valutazione possa essere fatta direttamente sui documenti del fascicolo
  • La mancata ammissione del motivo o la sua omissione nella motivazione d'appello non impedisce alla Cassazione di rilevare vizi processuali rilevanti, specie se emergono chiaramente dagli atti
  • In caso di ricorso manifestamente infondato si applicano le sanzioni previste (spese processuali e, eventualmente, pagamento alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.), pertanto è consigliabile valutare la concreta solidità dell'impugnazione prima di promuoverla

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