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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47567/2024 del 30/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 06/06/2024 con cui il Tribunale aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico; la ricorrente deduceva violazione dell'art. 273 c.p.p. per mancata o carente valutazione delle deduzioni difensive e contestava la sussistenza della partecipazione ad associazione finalizzata al narcotraffico e il suo ruolo attivo. Denunciava altresì vizio di motivazione sulle esigenze cautelari, lamentando la mancata considerazione della cessazione dell'attività illecita dopo la perquisizione del 25/11/2022, della vendita dell'azienda agricola, del suo trasferimento e occupazione fuori regione e della sua condizione di soggetto incensurato, idonei a escludere il pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo motivo ritenendo congrua la ricostruzione del Tribunale circa l'esistenza di un sodalizio dedito alla coltivazione e commercializzazione di stupefacenti e il ruolo attivo della ricorrente, valorizzando intercettazioni, riprese, frequenti contatti con i finanziatori e il rinvenimento della piantagione e di ingente quantitativo di droga. Ha invece accolto il secondo motivo: il Tribunale non ha adeguatamente considerato gli elementi difensivi utili a verificare se la presunzione di pericolo di reiterazione (art. 275, co. 3, DPR 309/1990) fosse superata. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla valutazione delle esigenze cautelari e ha rimandato al Tribunale di Caltanissetta per nuovo giudizio su quel punto, rigettando il resto del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione all'obbligo motivazionale: il ricorso contestava l'omesso confronto con le deduzioni difensive e la mancata motivazione su circostanze ritenute decisive dalla difesa; la Corte però ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente valutato le risultanze investigative.

  • art. 275, comma 3, d.P.R. 309/1990

    Previsione della presunzione di pericolosità in materia di stupefacenti che giustifica misure cautelari più gravose, ma suscettibile di essere superata da elementi concreti che dimostrino la cessazione del pericolo di reiterazione; la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia compiutamente valutato tali elementi.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (massime richiamate)

    Richiami giurisprudenziali sui criteri per la configurabilità dell'associazione finalizzata a reati ripetuti: rilevano l'accordo per una serie indeterminata di reati, l'organizzazione idonea a realizzare il programma criminoso e il contributo consapevole del singolo; non è necessario un arco temporale molto esteso né l'esistenza di una cassa comune.

Massime di principio

  • Per configurare un'associazione dedita al narcotraffico il giudice valuta l'organizzazione, i ruoli, i contatti ripetuti e la disponibilità di luoghi/mezzi: non è necessario un lungo arco temporale né una cassa comune.
  • Alle deduzioni difensive deve essere dato conto in modo specifico: un generico richiamo non è sufficiente, ma nemmeno la mera censura di passaggi valutativi può travolgere una ricostruzione motivata basata su elementi concreti (intercettazioni, videoriprese, perquisizioni e sequestri).
  • La presunzione di pericolosità prevista per i reati in materia di stupefacenti può essere superata da fatti concreti (cessazione dell'attività illecita, vendita dei beni usati per l'attività, trasferimento e stabile occupazione altrove, assenza di legami attuali con il contesto delittuoso).
  • Se il giudice non valuta compiutamente elementi che possono attenuare il pericolo di reiterazione, la Corte di legittimità può annullare l'atto con rinvio per un nuovo esame della misura cautelare.
  • La contestazione o esclusione di circostanze aggravanti (es. "associazione armata") può risultare in concreto non decisiva rispetto alla scelta della misura cautelare; tuttavia va comunque adeguatamente motivata se dedotta.

Testo integrale

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