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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47542/2024 del 30/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Alleruzzo impugnava la sentenza che lo aveva condannato a 10 mesi per danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.), denunciando vizio di motivazione: la Corte d'appello avrebbe disposto la rinnovazione dell'istruttoria acquisendo il video indicato nella relazione di servizio senza spiegare l'assoluta necessità dell'integrazione e avrebbe fondato la condanna sulla scelta difensiva di insistere sui motivi di appello; inoltre contestava che non vi fossero elementi validi per il riconoscimento dell'autore dei fatti.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che l'acquisizione delle videoriprese da parte della Corte d'appello fosse legittima e necessaria in presenza della contestazione difensiva sull'identificazione, richiamando il potere del giudice d'appello (ex art. 603, comma terzo c.p.p.) di disporre d'ufficio la rinnovazione dell'istruttoria per decidere correttamente. La visione del filmato, unitamente agli indumenti sequestrati nell'abitazione dell'imputato, ha consentito la conferma dell'identificazione; pertanto la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 424 cod. pen.

    Individua il reato per cui l'imputato è stato condannato (danneggiamento seguito da incendio). La norma è richiamata come titolo di reato senza particolari questioni interpretative nella sentenza.

  • art. 603, comma terzo, cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice d'appello il potere, anche d'ufficio, di rinnovare l'istruttoria se ritenuto necessario per decidere. La Corte ha confermato che tale potere si applica anche nel rito abbreviato quando la difesa contesta la sufficienza del materiale probatorio acquisito in primo grado.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del ricorso; applicato per porre a carico del ricorrente i costi del procedimento di cassazione dopo il rigetto.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, n. 44324 del 18/04/2013, "Stasi")

    «la celebrazione del processo nelle forme del rito abbreviato non impedisce al giudice di appello di disporre d'ufficio, a norma dell'art. 603, comma terzo, cod. proc. pen., la rinnovazione dell'istruzione ritenuta assolutamente necessaria per giungere ad una decisione..."

    Richiamata dalla Corte per chiarire il principio consolidato: la scelta del rito abbreviato non crea un 'congelamento' del materiale probatorio e non impedisce l'integrazione dell'istruttoria in appello se necessario per accertare la verità.

Massime di principio

  • In appello, se la difesa contesta la sufficienza degli elementi di prova acquisiti in primo grado, il giudice d'appello può (e deve se necessario) disporre l'integrazione probatoria, anche d'ufficio, ai sensi dell'art. 603 c.p.p.
  • La scelta del rito abbreviato non garantisce all'imputato il diritto a essere giudicato esclusivamente sulla base degli atti disponibili al momento dell'ammissione: il giudice può ampliare il compendio probatorio per valutare l'impugnazione.
  • Le videoriprese di sorveglianza, se non materialmente inserite negli atti ma indicate nella relazione di servizio, possono essere acquisite e visionate in contraddittorio per valutarne valore identificativo insieme ad altri elementi (es. indumenti sequestrati).
  • La mancata allegazione di un mezzo di prova negli atti investigativi può giustificare la sua acquisizione in sede giudiziale se la difesa contesta l'identificazione o la sufficienza probatoria.
  • La conferma dell'identificazione in base a più elementi (filmato, descrizione degli operanti, indumenti sequestrati) è idonea a reggere la condanna, salvo che emergano specifici vizi di attendibilità del materiale probatorio.

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