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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07503/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un’azione negatoria servitutis proposta da alcuni comproprietari di uno stacco di terreno residuato da un’espropriazione. Essi sostenevano che il terreno non fosse gravato da alcun diritto di passaggio o uso pubblico e chiedevano la chiusura di tre accessi aperti dall’azienda sanitaria confinante per consentire l’accesso al poliambulatorio e il transito/parcheggio di utenti e personale. Chiedevano anche il risarcimento dei danni per l’uso asseritamente illegittimo dell’area. Il tribunale aveva rigettato la domanda principale e accolto la riconvenzionale dell’azienda sanitaria, ritenendo costituita una servitù di uso pubblico per dicatio ad patriam. La corte d’appello ha invece escluso la servitù di uso pubblico e ordinato la chiusura degli accessi, rigettando però la domanda risarcitoria. In cassazione l’azienda sanitaria ha proposto tre motivi: 1) omesso esame e violazione dei principi sulla dicatio ad patriam, assumendo che la corte territoriale avesse trascurato una serie di omissioni e tolleranze dei proprietari significative della devoluzione volontaria; 2) violazione dell’art. 1158 c.c., nullità per omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. e omesso esame di fatti decisivi, perché la corte d’appello non avrebbe esaminato la domanda di usucapione di una servitù prediale di passaggio, limitandosi alla servitù di uso pubblico; 3) omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento verso il comune ex art. 2043 c.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo perché mirava a rivalutare il merito e non rispettava i requisiti del vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c., oltre a non indicare specificamente la norma asseritamente violata in relazione alla dicatio ad patriam. Ha invece accolto il secondo motivo, rilevando che la corte d’appello aveva errato nel concentrare l’analisi sulla sola servitù di uso pubblico, senza pronunciarsi sulla diversa domanda di usucapione di una servitù prediale di passaggio effettivamente proposta dall’azienda sanitaria; ha inoltre precisato che l’esercizio del possesso della servitù può avvenire anche tramite il passaggio dei propri operai e dipendenti per finalità connesse ai lavori dell’immobile. Il terzo motivo è stato ritenuto assorbito. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio al giudice di merito, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Il vizio di motivazione oggi denunciabile ex n. 5 riguarda solo l’omesso esame di un fatto storico decisivo; il vizio di violazione di legge richiede l’indicazione specifica della norma asseritamente violata e non può risolversi nella contestazione dell’accertamento di fatto.

  • art. 366 c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve indicare specificamente le norme violate e i fatti storici omessi, con i relativi dati e la loro decisività, a pena di inammissibilità.

  • art. 369 c.p.c.

    L’onere di produzione e specificazione degli atti rilevanti è funzionale al corretto scrutinio del motivo di ricorso.

  • art. 112 c.p.c.

    La sentenza di merito deve pronunciarsi su tutte le domande ed eccezioni ritualmente proposte; l’omessa pronuncia integra vizio censurabile in cassazione.

  • art. 1158 c.c.

    La servitù può acquistarsi per usucapione mediante possesso ventennale del corrispondente diritto di passaggio, da valutarsi in concreto anche rispetto a passaggi funzionali ai lavori dell’immobile.

  • art. 2043 c.c.

    La domanda risarcitoria va esaminata se ritualmente proposta; nel caso concreto il relativo motivo è stato assorbito dall’accoglimento del secondo motivo.

  • art. 12 disp. prel. c.c.

    Richiamato nel motivo come parametro interpretativo, ma senza rilievo decisivo autonomamente accolto dalla Corte.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. è configurabile solo come omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti; non è ammesso trasformarlo in una richiesta di rivalutazione del materiale probatorio.
  • La denuncia di violazione di legge ex art. 360, n. 3, c.p.c. richiede la puntuale indicazione della norma violata, l’illustrazione del suo contenuto precettivo e il confronto con la statuizione impugnata; altrimenti il motivo è inammissibile.
  • Quando la parte abbia dedotto l’usucapione di una servitù di passaggio, il giudice di merito deve esaminare la domanda nella sua effettiva configurazione giuridica e non limitarsi a verificare la diversa figura della servitù di uso pubblico, se quest’ultima non sia stata specificamente domandata.
  • Il possesso utile all’usucapione di una servitù di passaggio può manifestarsi anche attraverso un uso ripetuto e funzionale del transito da parte di operai e dipendenti per esigenze legate all’immobile servente o dominante, se tale uso sia coerente con l’esercizio del diritto invocato.
  • L’omessa pronuncia su una domanda ritualmente proposta integra un vizio della sentenza cassabile ai sensi dell’art. 112 c.p.c.; se però la relativa questione resta assorbita dall’accoglimento di altro motivo, la Corte non vi provvede autonomamente.

Come è indicizzato

MaterieServitùImpugnazioniProve
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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