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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10252/2026 del 17/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto da Cantone Maria Virginia articolato in sei motivi: 1) incompetenza territoriale del Tribunale di Foggia in favore di Larino (eccepita in udienza e riproposta in discussione finale); 2) inutilizzabilità dei documenti prodotti dalle persone offese (mail, screenshot, estrapolazioni da smartphone) in violazione della legge n.48/2008 e art.191 c.p.p.; 3) errata riqualificazione degli originari reati di millantato credito (art.346 c.p.) come traffico di influenze illecite (art.346-bis) o come truffa, con doglianza sulla mancanza di rapporto con il pubblico funzionario millantato e richiesta di assoluzione per i capi A), B), C); 4) mancata considerazione che la procura alle liti era conferita per capacità professionali (assenza di frode al momento del conferimento) e che la frode, se presente, sarebbe avvenuta in un momento successivo; 5) censura sulla dosimetria della pena (aumenti e cumulazioni per continuazione, mancato riconoscimento di attenuanti, calcolo degli aumenti per più soggetti patrimonialmente collegati); 6) impugnazione delle provvisionali concesse alle parti civili per presunta fragilità della prova testimoniale e contraddizioni sui versamenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha: - dichiarato inammissibili per aspecificità il primo e il secondo motivo e il sesto motivo; - ritenuto fondati in parte i motivi relativi alla qualificazione normativa (terzo, quarto e quinto motivo): ha stabilito che, alla luce delle modifiche legislative (legge n.3/2019 e successiva legge n.114/2024), i fatti contestati ai capi A), B) e C) (originariamente millantato credito/traffico di influenze) non sono più previsti dalla legge come reato e ha perciò annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente a quei capi (assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato); - ha invece rigettato il ricorso nel resto, confermando la sussistenza delle condotte di truffa (capi D e altri aspetti) così come motivate in primo grado e in appello; - ha rideterminato la pena complessiva, ai sensi dell'art.619 c.p.p., nella misura di anni 3 e mesi 6 di reclusione e euro 1.000,00 di multa (espungendo la pena erarmente riferita ai reati annullati) e ha condannato l'imputata alla rifusione delle spese processuali in favore delle parti civili intervenute.

Norme richiamate

  • art. 491 cod. proc. pen.

    La competenza territoriale va valutata ex ante sulla base degli atti disponibili entro il termine dell'art.491; il giudice dell'impugnazione può sindacare la decisione di incompetenza del primo grado purché il ricorrente dimostri il contenuto degli atti disponibili prima dell'istruzione dibattimentale

  • art. 191 cod. proc. pen.

    Rilevato nel ricorso in relazione ai requisiti di utilizzabilità dei documenti informatici; la Corte ha però richiamato giurisprudenza che consente l'utilizzo di mail e screenshot forniti spontaneamente dalle persone offese quando la loro attendibilità è valutabile concretamente

  • legge n. 48 del 2008

    Richiamata in relazione alle modalità di estrapolazione e acquisizione dei dati da dispositivi; la Corte ha ritenuto che la produzione ai fini probatori di documenti forniti dalle persone offese non comporti necessariamente inutilizzabilità se non emerge violazione della segretezza o intervento di terzi

  • art. 346 cod. pen. (millantato credito) (abrogato)

    La fattispecie di millantato credito 'semplice' è stata abrogata nel 2019; la Cassazione ha stabilito che, dopo le successive modifiche normative (e, in particolare, la ridefinizione dell'art.346-bis nel 2024), i fatti originariamente contestati sotto questo capo non sono più perseguibili

  • art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze illecite)

    La Corte ha richiamato l'evoluzione normativa e giurisprudenziale: la versione anteriore includeva anche la 'vanteria' di relazioni; la riforma del 2024 ha ristretto la norma alle 'relazioni esistenti' e alla loro effettiva utilizzazione, escludendo la punibilità per relazioni meramente asserite (parziale abolitio criminis)

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    La Corte ha confermato che le condotte (artifici, uso di atti falsi, messaggi simulati, induzione in errore anche in momento successivo all'acquisizione dell'incarico) integrano reato di truffa; la riqualificazione in truffa, per i capi diversi da A,B,C, è stata ritenuta corretta

  • art. 210 cod. proc. pen.

    Riferito in ordine alla valutazione dell'attendibilità delle persone offese; la Corte ritiene che, quando le persone offese non sono indagabili per il reato contestato, il loro narrato possa essere valutato senza automatica esclusione

  • art. 62-bis, art. 62 n.5 e art. 81 cod. pen.

    Richiamati in tema di valutazione delle circostanze attenuanti e della determinazione della pena: la Corte ha ritenuto generiche le censure sulla mancata concessione delle attenuanti e ha condiviso la valutazione dei giudici di merito circa la gravità e le circostanze del fatto ai fini della dosimetria

  • art. 597, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio secondo cui, venendo meno reati originariamente considerati nella continuazione (perché non più previsti dalla legge), occorre rivedere la determinazione della pena complessiva

  • art. 619 cod. proc. pen.

    La Corte ha rideterminato la pena ai sensi di questo articolo dopo aver annullato i reati non più previsti dalla legge

  • art. 539 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla contestazione delle provvisionali: la Corte ha ribadito che le provvisionali, essendo decisioni discrezionali di natura riparativa, non sono impugnabili in cassazione

  • art. 254 cod. proc. pen. (sequestro e acquisizione di corrispondenza)

    Richiamato indirettamente: la Corte ha distinto tra acquisizioni illegittime operate da P.G. (che possono determinare inutilizzabilità) e materiale spontaneamente consegnato dalle persone offese, il quale non ricade automaticamente nella tutela della segretezza ai sensi dell'art.15 Cost.

Massime di principio

  • La competenza territoriale va valutata ex ante: per sindicare una decisione di incompetenza è necessario che il ricorrente alleghi e, se necessario, alleghi in cassazione gli atti determinanti disponibili prima dell'istruzione dibattimentale (onere di autosufficienza del ricorso).
  • Documenti informatici (mail, whatsapp, screenshot) spontaneamente forniti dalle persone offese possono essere utilizzati come prova se la loro attendibilità è valutata concretamente dal giudice e non risultano acquisiti in violazione delle garanzie procedurali; l'inutilizzabilità non è automatica.
  • La riforma dell'art. 346-bis (legge 9/8/2024, n.114) ha ristretto la punibilità al caso di "utilizzazione intenzionale" di relazioni effettivamente esistenti: la vanteria di relazioni asserite non integra più il reato (parziale abolitio criminis).
  • Quando una fattispecie originaria viene abrogata o modificata tale da escludere la rilevanza penale di condotte precedentemente contestate, il giudice di legittimità può annullare le condanne per quei capi e rideterminare la pena complessiva tenendo conto dell'art.597 c.p.p. e dell'art.619 c.p.p.
  • La riqualificazione nei reati autonomamente contestati (es. truffa) è lecita se dal materiale probatorio emergono artifici e raggiri idonei ad aver indotto in errore le vittime; l'induzione in errore può avvenire anche successivamente all'acquisizione dell'incarico (truffa in esecuzione di contratto).
  • Le provvisionali concesse alle parti civili sono decisioni discrezionali di natura non impugnabile in cassazione; la loro effettiva liquidazione sarà verificata nelle sedi civili o nella liquidazione risarcitoria.
  • In materia di impugnazioni, i motivi vaghi o che non riportano e allegano gli atti decisivi sono inammissibili: il ricorso per cassazione richiede autosufficienza e specificità degli elementi dedotti.

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