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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23407/2026 del 24/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Salerno fu sottoposto agli arresti domiciliari dal 28 settembre 2020 per indizi di intestazione fittizia del ristorante 'La Taverna del Pirata' e reati connessi (artt. 110, 512-bis, 416-bis.1 c.p.). Dopo produzioni documentali (in particolare un rogito notarile del 18 novembre 2019) e successive pronunce della Corte di cassazione, le misure furono annullate e Salerno assolto con sentenza irrevocabile per non aver commesso il fatto. Salerno chiese la liquidazione dell'equa riparazione ex art. 314 c.2 c.p.p.; la Corte d'appello di Reggio Calabria respinse la domanda ritenendo che, pur essendovi stata un'ingiusta privazione della libertà, il ricorrente aveva dato causa con colpa grave alla applicazione e al mantenimento della misura, perché dalle intercettazioni emergeva la sua consapevolezza e la condivisione dell'occultamento della partecipazione di Natale Lupoi all'acquisto del locale. Salerno propose ricorso in Cassazione contro il rigetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza della Corte d'appello. I giudici hanno ritenuto che, benché la detenzione sia risultata ingiusta perché le condizioni per la misura vennero poi definitivamente meno in seguito a elementi documentali, tali elementi non erano a disposizione del giudice che aveva disposto la misura. Di conseguenza la condotta di Salerno (conversazioni intercettate dalle quali emergeva la sua consapevolezza e collaborazione nel nascondere la partecipazione di Lupoi) è stata valutata come gravemente colposa e causalmente connessa all'applicazione e al mantenimento della misura; ciò ha costituito causa ostativa al riconoscimento dell'equa riparazione. Il ricorrente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen. (comma 2)

    Riconosce l'equa riparazione per ingiusta privazione della libertà personale; applicata la nozione di 'ingiustizia formale' quando la detenzione si rivela ingiusta in seguito a pronuncia definitiva

  • art. 314 cod. proc. pen. (comma 1)

    Prevede la causa ostativa al diritto all'indennizzo per chi abbia dato o concorso a dar causa alla custodia cautelare con dolo o colpa grave; la Corte ha ritenuto applicabile tale causa ostativa nel caso concreto

  • artt. 273 e 280 cod. proc. pen.

    Norme richiamate in tema di condizioni di applicabilità delle misure cautelari; la giurisprudenza ricorda che la valutazione delle condizioni deve basarsi sui fatti posti a fondamento della misura

  • art. 110, 512-bis, 416-bis.1 cod. pen.

    Fattispecie penali alla base dell'imputazione originaria (concorso e reati connessi alla disciplina di prevenzione e riciclaggio); tali reati costituivano il quadro indiziario valutato dai giudici della cautela

  • Giurisprudenza - Sez. U., n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)

    Sez. U., n. 32383 del 27/05/2010

    Principio secondo cui la causa ostativa non opera se l'insussistenza delle condizioni di applicabilità della misura è accertata sulla base degli stessi precisi elementi che erano a disposizione del giudice che ha emesso la misura; applicato come criterio guida per distinguere i casi in cui la condotta del ricorrente può o non può escludere l'indennizzo

  • Giurisprudenza di merito richiamata (es. Sentenze n. 20177/2021 e n. 3681/2021)

    Decisioni della Corte di cassazione che hanno annullato le precedenti misure cautelari e chiarito i limiti del sindacato del giudice del riesame nella ricostruzione fattuale; utilizzo di tali pronunce nel quadro probatorio della vicenda

Massime di principio

  • L'equa riparazione per ingiusta detenzione può essere negata se il richiedente ha dato causa o concorso a dar causa alla misura cautelare con dolo o colpa grave; il giudice valuta la responsabilità tenendo conto della causalità tra la condotta dell'interessato e l'adozione o il mantenimento della misura
  • La causa ostativa non opera quando l'accertamento dell'insussistenza ab origine delle condizioni per la misura avviene sulla base degli stessi elementi che erano a disposizione del giudice che l'ha adottata e soltanto per effetto di una diversa valutazione di tali stessi elementi
  • Se l'elemento decisivo che ha poi escluso il quadro indiziario (es. un rogito notarile) non era nelle mani del giudice che decise la misura, allora è legittimo valutare se il comportamento dell'indagato abbia comunque contribuito, con colpa grave o dolo, al mantenimento della custodia
  • Conversazioni intercettate o comportamenti che dimostrino la consapevolezza e la partecipazione nel nascondere la reale titolarità di beni possono essere considerati prova di colpa grave e impedire il riconoscimento dell'indennizzo, purché venga dimostrato il nesso causale con la misura cautelare
  • Per chi si trovi in situazione analoga: acquisire e depositare quanto prima possibile documenti decisivi, dimostrare che tali documenti erano effettivamente disponibili al giudice che adottò la misura se si vuole impedire che la causa ostativa sia ritenuta sussistente; in alternativa, se la prova nuova non era a disposizione del giudice, preparare argomentazioni che escludano la responsabilità personale e il nesso causale tra comportamento e misura

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