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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42870/2024 del 22/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo relativo alla somma di circa euro 172.000, già sottoposta a sequestro probatorio in relazione al delitto di usura. La difesa contestava: 1) violazione degli artt. 321 c.p.p. e 646 c.p. per presunto difetto dei presupposti del sequestro, sostenendo la provenienza lecita delle somme; 2) vizio di motivazione e violazione dell'art. 321 c.p.p. con riguardo al periculum in mora. Sono stati prodotti documenti fiscali (nota del 13/10/2024) a supporto della provenienza lecita dei fondi.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile rilevando che il ricorso per cassazione contro ordinanze su sequestri preventivi è ammesso solo per violazione di legge o vizi motivazionali radicali. Ha ritenuto che il Tribunale di Benevento avesse fornito motivazione congrua circa il fumus del reato di usura e il periculum in mora, valutando e respingendo la documentazione difensiva sulla lecita provenienza delle somme. La Corte ha inoltre sottolineato che, nei sequestri preventivi, l'eventuale prova di provenienza lecita non annulla necessariamente il vincolo cautelare volto a prevenire la reiterazione del reato; la rilevanza della lecita provenienza riguarda piuttosto il sequestro finalizzato alla confisca allargata ex art. 240-bis c.p. Infine la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di euro 3.000.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che legittima il sequestro preventivo: la Corte ritiene che il Tribunale abbia adeguatamente applicato i criteri di fumus e periculum e che la censura difensiva non abbia affrontato compiutamente tutti i profili rilevanti (vizio di genericità).

  • art. 646 cod. pen.

    Richiamato quale norma in relazione al delitto contestato (usura); la doglianza sulla sua violazione è stata ritenuta parte di un'impugnazione di merito non ammissibile in Cassazione.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Citato per distinguere la rilevanza della lecita provenienza delle somme: la prova della provenienza lecita può incidere ai fini della confisca allargata, ma non necessariamente sul sequestro preventivo volto a impedire la reiterazione dell'attività illecita.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro ordinanze su sequestri preventivi è ammesso prevalentemente per questioni di diritto (violazione di legge) o per vizi motivazionali particolarmente gravi; le impugnazioni di merito che chiedono diversa valutazione degli indizi sono in genere inammissibili.
  • Per la misura cautelare reale (sequestro preventivo) non è richiesta la prova piena della colpevolezza: è sufficiente il fumus del reato e il periculum in mora.
  • La mera produzione di documentazione attestante una presunta provenienza lecita dei fondi può non essere idonea a revocare il sequestro preventivo se il giudice ritiene sussistenti fumus e periculum, perché il sequestro mira anche a prevenire la reiterazione del reato.
  • La prova della lecita provenienza dei beni assume rilievo particolare soprattutto in relazione alla confisca allargata ex art. 240-bis c.p.; se l'obiettivo è evitare la confisca, occorre fornire prova convincente dell'origine lecita in rapporto al valore dei beni.
  • Nelle impugnazioni è importante affrontare compiutamente tutti i profili decisionali (evitare censure generiche) e confrontarsi con le specifiche argomentazioni del giudice per non incorrere in inammissibilità.

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