Cassazione Penale, Sentenza n. 42822/2024 del 22/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che aveva riformato il proscioglimento pronunciato dal Tribunale e aveva condannato Beninati, amministratore unico di una S.r.l., per il reato di cui all'art. 4 d.lgs. n. 74/2000 relativo alla dichiarazione infedele per l'anno 2011: contestazione di elementi positivi non dichiarati per euro 1.814.747,82 con relative imposte evase. Il ricorso in Cassazione deduceva tre censure: (1) errore nella qualificazione fiscale dei rapporti (richiesta di riconoscimento del regime dell'inversione contabile/art. 17 DPR 633/1972 "reverse charge" invece del regime del margine), e omessa valutazione della documentazione e delle consulenze prodotte; (2) vizio di motivazione nella quantificazione dell'evasione e nel calcolo, in particolare per la detrazione di prelevamenti non giustificati di euro 989.076,59; (3) mancanza del dolo per affidamento a professionisti/revisori e al contabile. Il Pubblico Ministero in Cassazione aveva chiesto l'annullamento con rinvio. La difesa ha insistito per l'annullamento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi sollevati fossero incentrati su valutazioni di fatto e che la difesa non si fosse confrontata con le valutazioni munite di supporto documentale contenute negli avvisi di accertamento acquisiti in atti, rendendo così inammissibili i motivi. Sul tema del reverse charge la Corte ha confermato che l'applicabilità richiede che il metallo non sia destinato al consumo immediato ma alla trasformazione (fusione/affinazione) e che la Corte territoriale aveva correttamente rilevato la mancanza dei requisiti soggettivi e oggettivi. Sul secondo motivo la Corte ha rilevato che la deduzione riguardava una valutazione favorevole al ricorrente e la difesa non ne ha dimostrato la decisività. Sul terzo motivo la Corte ha ricordato il principio che la mera delega a dipendenti o la predisposizione da parte di professionisti non esonera penalmente l'amministratore/legale rappresentante in assenza di deleghe formali. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.; il ricorso è dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
art. 4 d.lgs. n. 74 del 2000
Costituisce il riferimento normativo per il reato di dichiarazione infedele/omessa dichiarazione in materia tributaria; la Corte lo applica per valutare la responsabilità penale dell'amministratore che presenta o è tenuto a presentare la dichiarazione societaria.
art. 17 d.P.R. n. 633 del 1972
Regola l'inversione contabile ("reverse charge") per alcune cessioni di oro e prodotti semilavorati: la Corte sottolinea che il regime è applicabile solo se il metallo ceduto presenta il tenore/purezza richiesto e sia destinato alla trasformazione (non al consumo immediato), distinguendolo dal regime del margine per il commercio di oggetti d'usato.
art. 3, comma 4, L. n. 7 del 2000
Citato in relazione alle censure; la norma è richiamata nel quadro normativo ma dalla sentenza non emerge una interpretazione autonoma diversa da quelle già indicate dagli altri riferimenti normativi.
art. 12, comma 1, lett. a), b) e c) d.lgs. n. 74 del 2000
Riferimento alle pene accessorie applicabili in caso di condanna per i reati tributari; la Corte di appello aveva irrogato tali pene per la durata minima prevista.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede l'onere per il ricorrente di pagare le spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; applicato dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
art. 1, comma 64, L. n. 103 del 2017
Consente di aumentare, oltre il massimo edittale, la sanzione prevista in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha esercitato tale facoltà equitativamente fissando l'importo dovuto alla Cassa delle ammende.
Sentenza Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186
Richiamata in tema di valutazione della colpa del ricorrente: la Corte ha applicato il principio per escludere elementi tali da giustificare l'esenzione dalla sanzione aggiuntiva verso la Cassa delle ammende.
Massime di principio
- In cassazione non sono riassumibili questioni di fatto non adeguatamente confrontate: se la decisione di merito si fonda su acquisizioni probatorie e avvisi di accertamento, il ricorrente deve affrontare esplicitamente e documentatamente quelle valutazioni per evitare l'inammissibilità.
- La qualificazione fiscale (reverse charge vs regime del margine) è verificabile anche con parametri di fatto (requisiti soggettivi e oggettivi, destinazione del metallo, purezza): per ribaltare la decisione è necessario dimostrare con elementi probatori concreti l'erroneità della valutazione dei requisiti.
- Le censure relative alla quantificazione dell'evasione devono spiegare la decisività dell'errore contestato; se la valutazione è favorevole al ricorrente e non vi è prova della sua decisività, il motivo può essere considerato inammissibile.
- L'affidamento generico a dipendenti o professionisti non esonera l'amministratore/legale rappresentante dalla responsabilità penale fiscale in assenza di deleghe formali e preventive: l'obbligo di veridicità della dichiarazione è personale e non integralmente delegabile.
- In sede di impugnazione è essenziale confrontarsi punto per punto con gli atti di accertamento e le argomentazioni dei giudici di merito; argomentazioni generiche o la mera produzione di documenti senza spiegare il loro rilievo ai fini della decisione non sono sufficienti.
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