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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34288/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bari per vizi della motivazione relativi alla valutazione della credibilità e dell'attendibilità intrinseca delle dichiarazioni delle persone offese, contestando che tali dichiarazioni possano da sole fondare la condanna; hanno censurato la mancata considerazione della perizia tecnico-contabile che, a loro dire, escludeva la presenza di interessi usurari; hanno contestato la configurabilità del concorso di persone nei reati però basata sul vincolo familiare; hanno dedotto violazioni dell'art. 268 cod. proc. pen. in relazione all'autorizzazione e all'uso di impianti esterni per intercettazioni; hanno impugnato la qualificazione come estorsione ritenendo che la prospettazione del protesto non costituisca minaccia idonea; hanno infine contestato la sussistenza delle circostanze aggravanti relative allo stato di bisogno e alla qualità della persona offesa (imprenditore).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato il quadro argomentativo della Corte territoriale che aveva rivalutato la credibilità delle persone offese alla luce delle osservazioni della Cassazione in precedente decisione rescindente e dei riscontri documentali e intercettazioni. La Corte ha ritenuto non consentito in questa sede un sindacato di merito volto a rivedere la valutazione probatoria delle fonti, ha giudicato generiche e non specifiche le censure sull'inutilizzabilità delle intercettazioni rilevando altresì che non sussisteva la sanzione di inutilizzabilità ai sensi dell'art. 271 cod. proc. pen.; ha confermato che la prospettazione del protesto può integrare la minaccia estorsiva quando finalizzata a ottenere il pagamento di interessi usurari e che le aggravanti contestate erano correttamente applicate. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende e al rimborso delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    art. 606, comma 1, lettera e)

    Limita il sindacato della Cassazione sui motivi che implichino la rivalutazione del merito; la Corte ha richiamato che non è consentito sovrapporre alla valutazione dei giudici di merito un diverso scrutinio probatorio salvo macroscopiche illogicità della motivazione

  • art. 192 c.p.p.

    La sentenza richiama i principi sui riscontri alle dichiarazioni (ad es. in casi di dichiarazioni accusatorie o di persone offese): i riscontri possono essere di natura diversa e devono essere esterni alle dichiarazioni per evitare circolarità; la Corte ha ritenuto che nel caso concreto i riscontri documentali e le intercettazioni fossero idonei

  • art. 268 c.p.p.

    Regola l'autorizzazione e l'utilizzo degli impianti per intercettazioni; la Corte ha ritenuto che l'utilizzo degli impianti in dotazione alla Guardia di Finanza di Molfetta fosse stato autorizzato e motivato, escludendo la sanzione di inutilizzabilità

  • art. 271 c.p.p.

    Prevede i casi tassativi di inutilizzabilità delle intercettazioni; la Corte ha sottolineato che l'inutilizzabilità è sanzione possibile solo nei casi previsti dall'articolo e che tali condizioni non risultavano realizzate

  • art. 628 c.p.

    Definisce il delitto di estorsione; la Corte ha confermato che la prospettazione del protesto come mezzo per ottenere interessi usurari può integrare la condotta estorsiva quando l'utilizzo del mezzo giuridico legittimo è finalizzato a un vantaggio non dovuto

  • art. 644 c.p.

    art. 644, comma quinto, nn. 3 e 4

    Norma l'usura e le circostanze aggravanti; la Corte ha osservato che l'aggravante relativa alla qualità di persona offesa imprenditore è configurabile indipendentemente dall'uso specifico della somma e che lo stato di bisogno aggravante può essere distinto dall'ordinaria difficoltà economica

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese per ricorsi inammissibili; la Corte ha disposto condanna dei ricorrenti a pagare le spese processuali e la somma per la Cassa delle ammende

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non sostituisce il proprio giudizio a quello dei giudici di merito: i motivi che richiedono una rivalutazione del compendio probatorio sono inammissibili salvo macroscopica illogicità della motivazione
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se adeguatamente motivate e supportate da riscontri esterni, fondare la condanna anche se non accompagnate da riscontri bancari diretti; i riscontri richiesti devono essere esterni e non circolari rispetto alle dichiarazioni
  • Una perizia tecnico-contabile che nega l'usura non esclude automaticamente la responsabilità se ci sono altri elementi di riscontro (assegni, intercettazioni, ritrovamenti) che confortano il racconto delle vittime
  • Le intercettazioni sono inutilizzabili solo nei casi tassativi previsti dall'art. 271 c.p.p.; per censurarne l'utilizzo il ricorrente deve specificare l'incidenza dell'eventuale espunzione sulla tenuta della prova complessiva
  • La prospettazione del compimento di un atto legittimo (es. protesto di assegni) può costituire minaccia estorsiva se usata per ottenere vantaggi illeciti o per far valere pretese contra ius come il pagamento di interessi usurari
  • Per la configurazione delle aggravanti in materia di usura non è necessario che il finanziamento sia stato utilizzato per l'attività imprenditoriale in senso stretto: rileva la qualità dell'offesa come imprenditore
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è essenziale la specificità dei motivi: censure generiche o prive di analisi sull'incidenza probatoria sono dichiarate inammissibili

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