Cassazione Penale, Sentenza n. 45507/2023 del 10/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per il reato di tentata estorsione aggravata (minaccia da piu' persone riunite, metodo mafioso e finalita' di agevolazione mafiosa) in relazione alla richiesta di denaro per l'aggiudicazione di un appalto. Le censure principali riguardavano la carenza e la contraddittorieta' della motivazione, la mancata valutazione delle dichiarazioni rese in dibattimento (in particolare la testimonianza della Scaffidi che indicava finalita' corruttive e non estorsive), l'assenza di prove circa la minaccia e l'aggravante mafiosa, l'erronea qualificazione giuridica degli elementi come estorsione anziche' truffa o tentativo di corruzione, la mancata esplorazione delle ipotesi di reato impossibile o di desistenza volontaria, e contestazioni sulle statuizioni civili, la recidiva e la quantificazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i motivi principali relativi alla violazione dell'art. 627, comma 3, c.p.p. per carenze motivazionali: ha concluso che la Corte di appello, in sede di rinvio, ha riprodotto in gran parte la stessa argomentazione gia' censurata dalla Cassazione senza fornire adeguata e puntuale confutazione delle obiezioni (in particolare mancata considerazione delle dichiarazioni rese nel dibattimento e dell'assenza di riscontri sulla prospettazione del pagamento a favore di terzi ritenuti collegati a contesti mafiosi). Ne e' conseguito l'annullamento della sentenza impugnata nei confronti di Lo Re e Di Bella in ordine al capo A) (tentata estorsione aggravata) e il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Messina per un nuovo giudizio che colmi le lacune di motivazione e proceda a nuova valutazione del compendio probatorio. I residui motivi (ruolo marginale della Di Bella, aggravante persone riunite, trattamento sanzionatorio ecc.) sono stati rimessi al nuovo giudizio di merito.
Norme richiamate
art. 627, comma 3, cod. proc. pen.
Richiesta di motivazione rafforzata; la Corte di rinvio deve compiere un nuovo esame del materiale probatorio ma non puo' riproporre gli stessi argomenti logici gia' ritenuti viziati dalla Cassazione
legge 12 luglio 1991, n. 203 (art. 7) / art. 416-bis c.p.
art. 7 I. 12 luglio 1991, n. 203 (ora 416-bis.1 cod. pen.)
Aggravante per fatti commessi in favore o per agevolare un'associazione mafiosa; la sentenza richiede prova adeguata che il fatto sia stato commesso per agevolare l'associazione mafiosa
Rinvio alle nozioni di reato impossibile e di desistenza volontaria; la Corte ha richiamato la necessita' di valutare se il fatto fosse realizzabile o se vi sia stata desistenza
secondo comma dell'art. 629 cod. pen.
Prevede aggravanti per il reato di estorsione, tra cui l'azione compiuta da piu' persone riunite; va provata la condotta congiunta e la percezione di un'azione comune da parte delle vittime
Distinzione tra truffa aggravata (vessatoria) e estorsione: la truffa prospetta un danno possibile/indiretto, mentre l'estorsione richiede un pericolo reale attribuibile all'agente
Istituto della desistenza attiva; la Cassazione ha richiamato la necessita' di considerare se il comportamento si sia interrotto in modo da escludere la consumazione del reato
Massime di principio
- Se la Corte di Cassazione annulla per carenze di motivazione, il giudice di rinvio deve compiere un nuovo e completo esame del materiale probatorio senza riproporre gli stessi argomenti gia' censurati; la nuova decisione deve contenere risposte puntuali ai rilievi di legittimità.
- Per distinguere estorsione da truffa o corruzione occorre valutare la natura del pericolo prospettato: l'estorsione richiede una minaccia reale attribuibile all'agente; se il danno e' prospettato come possibile o dipendente da terzi, puo' trattarsi di truffa o di un accordo corruttivo.
- L'aggravante 'per agevolare l'associazione mafiosa' richiede elementi di prova specifici e non puo' risultare da semplici allusioni o da meri riferimenti a presunte connessioni mafiose; l'accertamento deve emergere dal complesso probatorio.
- Le dichiarazioni rese in dibattimento e le eventuali rinnovazioni istruttorie hanno rilievo decisivo: contraddizioni, reticenze o finalita' corruttive dichiarate dalle parti offese devono essere analizzate e motivate specificamente dal giudice.
- La responsabilita' per attivita' svolte tramite intermediari va comprovata: bisogna dimostrare il coinvolgimento operativo e la responsabilita' diretta o la strategia coordinata, specie quando si addebita l'aggravante delle persone riunite.
- In sede civile (risarcimento) la quantificazione del danno dipende dalla prova del reato e dal suo effettivo compimento o tentativo; se il reato non e' definitivamente accertato, la condanna civile richiede motivazione accurata.
- La recidiva e altre circostanze soggettive vanno determinate con riferimento temporale preciso: un precedente sopravvenuto rispetto al fatto contestato puo' escludere la recidiva.
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