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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48695/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di permesso premio. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 4-bis ord. pen.: sostiene che il sodalizio mafioso di riferimento è ormai disgregato (secondo la Questura di Cosenza), che il fratello è collaboratore di giustizia, che le condanne per reati ostativi sono state espiate, e che la condotta carceraria è regolare e partecipativa. Denuncia inoltre difetto/contraddittorietà della motivazione, ritenendo illogico esigere dissociazione da un clan ormai dissolto e impensabile la riparazione del danno per chi è detenuto da lungo tempo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi attengono al merito e non censurano la motivazione entro i limiti del sindacato di legittimità. Ha ritenuto non censurabile la valutazione del Tribunale di sorveglianza secondo cui permane pericolosità sociale attuale per mancanza di una effettiva rivisitazione critica del passato, assenza di manifestazioni di dissociazione dal clan di riferimento e assenza di percorso di riparazione; perciò il permesso premio è stato confermato come non idoneo alla prospettiva rieducativa. Per effetto dell'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e del versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 4-bis ordinamento penitenziario

    Usato come parametro per valutare l'eventuale ostatività e la necessità di manifestazioni di dissociazione dal sodalizio mafioso; la Corte ha ritenuto che la mera dichiarazione di disgregazione del clan non esonera dal dimostrare una effettiva dissociazione e revisione critica del passato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali a seguito dell'inammissibilità del ricorso

  • Corte Cost., sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione al criterio per valutare l'eventuale esclusione della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; qui non ravvisati elementi per escludere la colpa

Massime di principio

  • In Cassazione i motivi che si limitano a rimettere in discussione il giudizio di merito (lettura alternativa dei fatti) sono inammissibili: occorre censurare vizi di motivazione o errori di diritto per rendere il ricorso ammissibile.
  • La disgregazione formale di un clan non basta a dimostrare l'assenza di pericolosità sociale: è necessario fornire prove concrete di dissociazione personale e di una reale rivisitazione critica del proprio passato criminale.
  • La regolarità della condotta carceraria è elemento favorevole ma non necessariamente determinante: per l'accesso a benefici come il permesso premio, i giudici valutano anche la funzione rieducativa e la presenza di atti di riparazione e dissociazione.
  • Per detenuti con reati 'ostativi' o legati a contesti mafiosi, è importante documentare percorsi specifici (dichiarazioni di dissociazione, partecipazione a programmi rieducativi e misure riparative) per superare il dubbi sulla pericolosità sociale.
  • Se si intende impugnare una decisione negativa su benefici penitenziari in sede di legittimità, conviene focalizzare i motivi su vizi formali, insufficienza o contraddittorietà della motivazione, o errore di diritto, evitando meri rilievi di opportunità o di valutazione del merito.

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