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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48860/2023 del 07/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che confermava le misure cautelari (obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) applicate per il reato di estorsione aggravata (metodo mafioso) in relazione a fatti commessi nei confronti di Sergi Biagio; il Primerano era contestato in concorso con Bellocco Umberto e Palaia Francesco Benito per avere, mediante l'implicita minaccia derivante dall'appartenenza al clan Bellocco, costretto la vittima a consegnare denaro a favore di Palaia. L'ordinanza aveva fondato la sussistenza di gravi indizi su: dichiarazioni del collaboratore di giustizia Albanese Vincenzo (che descriveva il Primerano come prestanome del Palaia e riferiva episodi specifici), intercettazioni ambientali del 14.01.2020 (che segnalavano la consegna di 500 euro e la presenza del Primerano), conversazioni che confermavano versamenti e immagini video (ripresa del Primerano con il Sergi il 24/10/2019) riprese presso l'abitazione del Palaia. La difesa ha censurato la discordanza temporale tra intercettazioni e video, la mancanza di prova della consapevolezza del Primerano circa le ragioni dell'incontro, l'attendibilità del collaboratore Albanese, l'insussistenza del quid pluris richiesto per l'aggravante mafiosa e l'assenza di concreto pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il giudice ha ritenuto la motivazione del Tribunale logica e coerente, confermando la valutazione dei gravi indizi fondata su convergenti elementi probatori (dichiarazioni del collaboratore, intercettazioni ambientali, videoregistrazioni e altre conversazioni). Ha ritenuto integrata l'aggravante del metodo mafioso anche sotto forma di intimidazione "silente" esercitata dalla forza del clan, per cui la consegna del denaro può essere considerata frutto di coartazione implicita. Ha inoltre ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione, alla luce del rapporto di vicinanza tra Primerano e Palaia; ha escluso che il decorso temporale (meno di tre anni) richiedesse una diversa valutazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione; la Corte ha ritenuto sussistenti i gravi indizi relativi alla condotta estorsiva valorizzando elementi indiziari convergenti (dichiarazioni, intercettazioni, video).

  • art. 416-bis, comma 1, cod. pen.

    Aggravante per l'uso del metodo mafioso: la Corte ha confermato che il requisito dell'intimidazione può essere soddisfatto anche da un "messaggio intimidatorio silente" derivante dalla forza intimidatrice del clan, senza necessità di minacce esplicite o di violenza fisica specifica.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma sulle misure cautelari personali e sulle relative esigenze; la Corte ha valutato che il Tribunale ha correttamente motivato la sussistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Disposizioni sulla custodia cautelare e presunzione di adeguatezza della misura carceraria in presenza dell'aggravante mafiosa; la sentenza ha richiamato la presunzione di adeguatezza ma ha confermato l'applicazione di misure non detentive (obbligo di dimora e presentazione) ritenute idonee e proporzionate.

Massime di principio

  • In sede di misure cautelari la Cassazione verifica solo la logicità e l'adeguatezza della motivazione del giudice del riesame, non riformula la valutazione probatoria.
  • La sussistenza di gravi indizi può essere fondata sulla convergenza di dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e riscontri documentali o video anche se nessuno di questi elementi da solo sarebbe probatorio pieno.
  • L'aggravante del metodo mafioso può essere integrata da una intimidazione implicita o "silente" quando la forza del clan rende superflua una minaccia esplicita.
  • Il ruolo di "prestanome" o rapporti di vicinanza con esponenti di clan possono essere valutati come indice di consapevolezza e strumentalità rispetto alle condotte illecite e come fattore rilevante per il rischio di reiterazione.
  • Il decorso del tempo incide sulle esigenze cautelari solo se è trascorso un arco temporale ritenuto rilevante dalla giurisprudenza; periodi inferiori a soglie non definite (qui meno di tre anni) non implicano automaticamente l'inefficacia delle misure.

Testo integrale

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