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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38709/2023 del 22/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Nania impugnava la sentenza di conferma della condanna per i reati unificati di estorsione (art. 629 c.p., capo 1) e falsità/induzione in errore dell'amministrazione con frode (art. 483 e art. 640, comma 2, c.p., capo 2). Contestava: (1) l'erronea qualificazione come estorsione della prospettazione ai lavoratori della chiusura della cava per indurli a firmare false liberatorie; (2) violazioni procedurali e di motivazione rispetto alla descrizione del fatto; (3) l'erronea valutazione delle prove relative alle quantità estratte e l'irrilevanza penale delle autocertificazioni visto il potere di verifica del pubblico ufficiale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo e il terzo motivo sono stati ritenuti manifestamente infondati: la Corte ha confermato che la condotta del Nania, prospettando la chiusura dell'attività e la perdita del lavoro per indurre i dipendenti a firmare false dichiarazioni, integra l'estorsione (consumata per alcuni, tentata per altri). Ha inoltre confermato la responsabilità per le false attestazioni e il danno patrimoniale al Comune derivante da canoni inferiori dovuti a dichiarazioni mendaci. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per tardività (nuova questione non prospettata in appello). Condanna alle spese processuali e pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    La Corte ha ritenuto che la prospettazione della chiusura dell'attività o del licenziamento per indurre i lavoratori a firmare false liberatorie abbia concreta idoneità a coartare la volontà, integrando l'estorsione (consumata per chi ha ceduto, tentata per chi ha resistito). Anche l'uso strumentale di misure 'lecite' può assumere valore estorsivo se priva la vittima di alternative apprezzabili.

  • art. 483 c.p.

    falsità delle dichiarazioni del privato in atti destinati a provare la verità dei fatti

    La falsità delle autocertificazioni è penalmente rilevante anche se l'atto è soggetto a successivi controlli da parte del pubblico ufficiale: l'obbligo del privato è dichiarare il vero e il controllo ex post non esclude il reato.

  • art. 640 c.p., comma 2

    frode ai danni della pubblica amministrazione o di enti pubblici

    La Corte ha ritenuto provato l'uso di artifici e raggiri documentali finalizzati a far risultare quantità inferiori e, di conseguenza, un canone inferiore al dovuto, integrando l'elemento di frode aggravata.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. L. 18/12/2020, n. 176)

    disciplinante la trattazione con contraddittorio scritto in determinate udienze

    Richiamata per motivare la scelta difensiva di rinunciare all'udienza orale e di trattare il procedimento con contraddittorio scritto; la Corte ha preso atto della procedura adottata.

  • artt. 606 e 609 c.p.p.

    limiti del sindacato di legittimità e oggetto del ricorso

    La Cassazione ha applicato il principio che in sede di legittimità non è ammessa una rivalutazione globale dei fatti e che non sono deducibili questioni non prospettate in appello; perciò il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per tardività.

  • art. 616 c.p.p.

    condanna alle spese e ammende

    In applicazione di tale norma, è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La prospettazione, anche 'strumentale', della chiusura di un'attività o del licenziamento per ottenere una condotta altrui può integrare il reato di estorsione se priva la vittima di alternative apprezzabili: non conta solo la legittimità formale del mezzo prospettato ma la concreta coartazione della volontà.
  • La falsità nelle dichiarazioni del privato inserite in atti pubblici è rilevante penalmente anche quando l'atto è soggetto a verifiche da parte del pubblico ufficiale; il potere di controllo ex post non esclude la responsabilità del dichiarante.
  • In sede di cassazione il sindacato sulla motivazione dei fatti è limitato: non è ammesso il sindacato di merito per riformare la valutazione probatoria della Corte d'appello se la motivazione è congrua; questioni nuove non prospettate in appello sono inammissibili.
  • La reiterazione di una prassi aziendale vessatoria (es. mancato pagamento retribuzioni e pressioni su più lavoratori) è elemento che rafforza la configurabilità di estorsione collettiva e sistemica.
  • Chi esercita attività amministrative o produttive deve astenersi dall'utilizzare strumenti normali o legittimi in modo strumentale per coartare diritti altrui: l'esercizio formale di un diritto può diventare penalmente rilevante se finalizzato a ottenere vantaggi mediante vessazione.

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